Ricordo su questo tema un'iniziativa internazionale attiva da qualche anno: "The Digital Humanism Initiative" (https://dighum.ec.tuwien.ac.at/), lanciata con il "Manifesto di Vienna" (https://dighum.ec.tuwien.ac.at/dighum-manifesto/). Ne ho già parlato su questa lista, ma potrebbe essere sfuggito. Ciao, Enrico Il 02/04/2021 15:34, Vincenzo Mario Bruno Giorgino ha scritto:
Caro Antonio,
sono d'accordo con quanto scrivi ma credo che uscire allo scoperto unendo le sensibilità personali sulla questione andrebbe oltre questa lista. Essa può essere utile per indicare problemi, lanciare una discussione, _ma nn è un movimento_. Per quello io credo già ci siano delle opportunità, e penso al movimento dei commons fondato da Bauwens, Bollier ed Helfrich. Lo scopo è inserire le tecnologie informatiche ed il sapere a loro connesso in un quadro più articolato, perché nessuna tecnologia è avulsa dai rapporti sociali. E a complicare il quadro c'è un'esigenza di fondo che integra la visione dominante dei rapporti sociali con una domanda esistenziale, componente tenuta sinora fuori dalle discipline che se ne occupano - le scienze sociali - per motivi di affermazione accademica (replicare il successo delle scienze naturali).
Un caro saluto,
Vincenzo
Il ven 2 apr 2021, 11:46 Antonio Iacono <antiac@gmail.com <mailto:antiac@gmail.com>> ha scritto:
Thomas Kuhn, nel suo libro "La struttura delle rivoluzioni scientifiche" (1962) sosteneva che il progresso scientifico non è un'evoluzione continua, ma piuttosto una "serie di pacifici interludi interrotti da violente rivoluzioni intellettuali". La rivoluzione industriale prima e quella informatica dopo lo sono state. In queste rivoluzioni una visione concettuale del mondo è stata sostituita da un'altra. Fino a che un paradigma funziona, non c'è motivo di cambiarlo. Quando però cambiano cose, scenari, persone, tecnologie, conoscenze e condizioni ambientali, restare legati ai vecchi paradigmi può essere dannoso, perfino distruttivo. La pandemia è uno di quegli eventi che ha la forza scatenante di avviare il cambiamento. Tuttavia, esistono diversi livelli di sensibilità ai segnali di cambiamento: alcuni colgono subito i primi segnali deboli, tutti gli altri invece reagiscono solo quando i segnali sono diventati fortissimi, addirittura catastrofici. Le persone più sensibili non vengono capite e apprezzate, perché la loro voce è troppo debole di fronte all'ottuso brusio delle maggioranze, alla silenziosa pervicacia dei privilegi cristallizzati, al "tutto tornerà come prima". Mi appello alle persone sensibili di questa lista, che so che ci sono, pur in modalità "lurker". Fate sentire la vostra voce, anche con brevi commenti una-tantum.
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