Date: Thu, 10 Sep 2020 15:19:41 +0200From: Giacomo Tesio <giacomo@tesio.it>To: nexa@server-nexa.polito.itSubject: Re: [nexa] nexa Digest, Vol 137, Issue 20Message-ID: <20200910151821.3b5f79d5@tesio.it>Content-Type: text/plain; charset=utf-8On Thu, 10 Sep 2020 12:22:41 +0200Giuseppe Attardi <attardi@di.unipi.it> wrote:
...
Molto bello, se non ché ci sono ancora mille problemi da superare.
Per esempio la scalabilità: con Jitsi Meet si arriva al massimo a una
ventina di connessioni
Ma 20 video stream non sono sufficienti per ciascun paio di occhi?Voglio dire: certamente vi è un limite sui client connessi (e moltopurtroppo dipende proprio dalle caratteristiche del client, memoria,scheda video, cpu... spesso più che dalla banda disponibile), ma peruna classe che tiene lezione... perché deve essere rilevante?In una lezione remota (che comunque non può prevedere verifiche) perchéun insegnante DEVE VEDERE tutti gli studenti contemporaneamente?Perché deve SENTIRLI tutti contemporaneamente?Perché gli studenti DEVONO VEDERSI E SENTIRSI TUTTI FRA LORO?
Qui dovremmo aprire una divagazione sui metodi di insegnamento a distanza.
Sal Kahn, fondatore di Kahn Academy, afferma che bisognerebbe cambiare modalità, ad esempio non facendo sempre lezione a tutti insieme, ma dividendo gli studenti in piccoli gruppi che comunicano tra loro nel risolvere problemi che pone loro l’insegnante, e che poi confrontano tutti insieme.
Combinando Canvas, che ha questa funzione di suddivisione in gruppi, e BBB, sarebbe agevole farlo.
— Beppe