On 5/25/15, 9:22 AM, Giorgio Ventre wrote:
Jaun Carlos, questa è una di quelle domande che ti fanno venire comunque i brividi per la schiena. Se fossi una persona coerente potrei rispondere a PK che se solo guardasse quei meravigliosi grafici che mostrano le "magnifiche sorti e progressive" del GDP solo nei paesi dove c'è un massiccio ricorso all'ICT, troverebbe le risposte che sta cercando. Ma ammetto che sono anche io stanco di ragionare su slide, per di più fatte da altri.
Io posso dire che l'uso che facciamo oggi della tecnologia è decisamente diverso da quello di 15/20 anni fa. Oggi davvero posso leggere le mail alla fermata dell'autobus, o posso fare una conference call sempre aspettando lo stesso autobus che tarda a passare (in realtà ora capisco: l'Assessore ai Trasporti della Regione Campania vuole solo incoraggiare l'uso delle tecnologie digitali).
La mia sensazione è che oggi è più facile comunicare o accedere/usare dati ed informazioni. E questo decisamente ha un impatto sulla produttività. Ammetto però la mia freddezza su alcuni hype: i droni, per esempio, non li considero fattori di grande innovazione. E quanto ai mitici Big Data, non vorrei che finissero per essere un qualcosa assolutamente autoreferenziale per una ristretta comunità di tecnologi. Scetticismo da retista, credo.
L'invenzione della stampa a caratteri mobili non ha solo consentito di avere copie della Bibbia a buon prezzo. Ha consentito la scrittura di libri di divulgazione scientifica e tecnica, di manuali. Ha facilitato lo scambio di idee. Il Secolo Scientifico sarebbe stato possibile se si fosse basato su codici miniati a mano? E la Rivoluzione Industriale? Siamo di fronte ad qualcosa di simile, oggi?
Perdonate le troppe domande, ma sono quelle che mi ronzano nella testa da qualche tempo.
indeed, porsi certe domande e' cruciale qui -- senza pero' tramutarle in affermazioni a sostegno tout court dei risultati "positivi" della tecnologia di ieri e di oggi, come fanno tanti degli oltre 500 commenti al pezzo, che vanno senz'altro spulciati (quantomeno), soprattutto quelli targati "NYT pick", che snocciolano tutta una serie di effetti belli ed eclatanti in tal senso... personalmente mi chiedo invece se, anziche' reagire immediatamente e a spada tratta a difesa di queste "positività" del progresso umano occidentale (troppo spesso prese anzi come metro oggettivo di tale progresso, quando invece sembrano, non solo a me, soltanto una delle tante possibili pieghe prese finora da una fetta dell'umanità, e neppure la più soddisfacenti a ben vedere, mentre ne esistono ben altre applicate in giro, sulla scia dei commons o iniziative di base partecipate, ad esempio), non sia piuttosto il caso di prednere le critiche di Krugman e tanti altri come un sintomo di qualcosa che non quadra, come spunti di riflessione e ripensamento (soprattutto negli ambienti degli addetti ai lavori) a livello piu' generale, tipo su dove stiamo davvero andando come specie, al di la' dell'aspetto puramente pragmatico-economista di questo pezzo.... insomma io le intendo un po' come il dito che indica la luna... :) --b.