La macchina non capisce perchè opera con criteri statistici, questo afferma Giacomo insieme ad altri autorevoli.
Continuo a domandarmi: poco o tanto, l'intelligenza umana opera con criteri statistici?
Un fatto; non parliamo più la lingua di Manzoni.
Altro fatto: in poche decine di anni ""digitale"" ha cambiato significato ed anche genere, da ""la"" digitale è diventato ""il"" digitale.
Due esempi dai quali nasce il mio dubbio: l'attribuzione di significato, la frequenza d'uso operano con criteri statistici?
Lo stesso diritto, la stessa interpretazione del diritto, operano con criteri statistici? Aggiungendo anche valutazioni di qualità? Ad es 1 sentenza di tribunale periferico vale meno di 1 cassazione ecc ecc, ugualmente l'opinione di un giurista di provincia rispetto a quella di un cattedratico alla Sapienza.
Ulteriore esempio: oggi, agosto 2024, un ultraottantenne come me potrebbe essere criticato per rivolgere il saluto a tutti anzichè tutte e tutti oppure tutt* eccetera, ai miei tempi era universale l'uso neutro di molte parole e questo non voleva per niente escludere o marginalizzare persone di genere diverso. Da qualche tempo si diffondono altre convenzioni d'uso.
Non mi limiterei a criticare il digitale perchè fondato sulla statistica, mi domanderei se la nostra intelligenza può essere meno speciale di quanto riteniamo. Con Galileo abbiamo cominciato ad abbandonare l'antropocentrismo in astronomia, il digitale potrebbe avviare analogo percorso nelle cosiddette scienze umane?
Cordialmente.
Duccio (Alessandro Marzocchi)