Su questo tema vi segnalo, sempre di Lucarelli, il recente "Beni Comun: dalla teoria all'azione politica" ed. Dissensi, nov 2011. Il libro è interessante non solo perchè raccoglie numerosi altri contrbuti di tipo giuridico, sempre riconducibili all'impostazione della Commissione Rodotà, ma soprattutto perchè riporta molta "tecnologia amministrativa" (delibere comunali, statuti di società pubbliche etc.) che il comune di Napoli sta producendo con l'obiettivo di sperimentare forme effettive di governo dei beni comuni. In questo senso Napoli è un laboratorio davvero importante, per la ricerca e per l'estensione del movimento dei beni comuni. C'è ad esempio un piccolo comune del Trentino (Tassullo) che, virtuosamente, ha fatto copia incolla dalle delibere del comune di Napoli sul tema della gestione dell'acqua come bene comune.
La cosa interessante sarebbe provare a trasferire questa riflessione teorica e questa esperienza sperimentale sul terreno dei "beni comuni digitali" provando a capire cosa significa, nel nostro contesto, stare fuori dalle categorie della proprietà pubblica e della proprietà privata. Probabilmente tutta l'esperienza creative commons sta già lì.
Giulio

Il giorno 01 aprile 2012 04:08, J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it> ha scritto:
Alberto Lucarelli sui beni comuni:
http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/6812/
Mentre si svolge il Water World Forum a Marsiglia bisogna iniziare un ragionamento giuridico e ampio per garantire la tutela dell'interesse generale, la collettivizzazione delle risorse idriche, ma non solo

Disegno di legge prodotto dalla Commissione Rodotà [1] del
2007: in allegato.

juan carlos

[1] http://www.giustizia.it/giustizia/it/contentview.wp?previsiousPage=mg_7_7&contentId=ART51897


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