Vi segnalo il pezzo di Anonymous su Al Jazeera che mi sembra un'interessantissima riflessione in merito:

<http://english.aljazeera.net/indepth/opinion/2011/02/201121321487750509.html>

Aggiungerei che "i bit" si sono infiltrati anche nel "sistema costituito" fino al punto che nemmeno i dittatori sanguinari possono permettersi di distruggere l'infrastruttura, come infatti è avvenuto in Egitto, ove i servizi di Noor non sono mai stati interrotti, e come sta avvenendo ora in Libia, Bahrain, Algeria, Yemen e Siria. Una profezia scritta nella Dichiarazione di Indipendenza del Cyberspazio di Barlow avveratasi insieme a tante altre.

A mio avviso il prossimo urgente passo del microblogging è una decentralizzazione che risolva le gravi vulnerabilità di una parte piccola ma importante di Internet (il web). I tool già esistono, ed in effetti sono già utilizzati come interfacce/"proxy" per il microblogging centralizzato alla Twitter (e per certi aspetti alla identi.ca) vi segnalo ad esempio questo:
<http://www.thimbl.net/>

e questo (un software, peraltro tutto italiano, piuttosto semplice da usare, che consiste in un CMS che consente la creazione di "siti web" al di fuori del web, veri e propri portali organizzabili come forum, blog ecc. senza bisogno di alcun server centrale - il portale si propaga in p2p e si duplica integralmente nel computer di ogni singolo nodo collegato):
<http://osiris.kodeware.net>

In generale credo fermamente che, a dispetto delle accuse e delle dichiarazioni denigranti di una certa parte di "web 2.0 chic supporter", l'etica hacker sia il fattore determinante e potenzialmente vincente in questa globale e piuttosto violenta InfoWar in cui i "nemici", non va dimenticato, non sono solo i regimi che comumente riteniamo "autoritari" o "dittatoriali", ma si annidano nelle strutture di potere dei più grandi stati democratici occidentali.

My Sunday 2 cents. :)

Ciao,
Paolo

Il 20/02/2011 13:52, donna d.r. ha scritto:
ciao 
guarda caso anch`io ieri avevo una cosa su Alias de Il Manifesto intitolata " La rete da sola non fa le rivoluzioni" che mi sembra vada in sink con le cose che ha scritto JC
ve la giro 
http://bit.ly/i4rWWK
donatella

2011/2/19 Giuseppe Futia <giuseppe.futia@gmail.com>
19.02.2011

Le rivoluzioni corrono sul Web

JUAN CARLOS DE MARTIN
Nell’estate del 2009 la «rivoluzione verde» iraniana - poi tragicamente soffocata nel sangue - fu salutata come la prima «rivoluzione Twitter». I giovani iraniani, infatti, avevano attivamente usato lo strumento web Twitter sia per far sapere al resto del mondo cosa stava capitando nelle strade di Teheran - spesso battendo in tempestività colossi come la Cnn - sia per coordinarsi tra di loro, scambiandosi con rapidità informazioni e avvertimenti. Twitter - parola inglese che significa «cinguettare» o anche «chiacchierare» - è un servizio online lanciato nel 2006 che permette di pubblicare gratuitamente e in tempo reale brevi messaggi - detti «tweet» - di al massimo 140 caratteri. I messaggi vengono letti automaticamente da tutti coloro che hanno espresso interesse nella specifica persona che li pubblica. Usare Twitter, quindi, è un po’ come abbonarsi a ricevere «sms» di amici, celebrità, intellettuali, giornalisti, riviste, politici e persino istituzioni: la Commissione europea, per esempio, sta facendo un uso fresco e intelligente di Twitter.

[...]

Continua qui: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=8427&ID_sezione=&sezione=


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