Questa è una riflessione interessante e, nella mia aneddotica personale (che non è una seria valutazione statistica, è ovvio, ma lo ricordo a scanso di equivoci), abbastanza veritiera. Aggiungo che la osservo manifestarsi non solo a livello universitario, ma anche scolastico. Voglio ottimisticamente credere che sia vero quello che ha osservato stamattina Stefano Borroni Barale in un altro messaggio, che ci sono più voci critiche adesso rispetto all'Intelligenza Artificiale Generativa che rispetto alle piattaforme social vent'anni fa. O forse, più pragmaticamente, la bolla si sgonfierà per mancanza di un serio "business case". I miliardi investiti sono tanti e i ritorni ancora scarsini. "The Money" non ama essere bruciato invano... Ciao, Enrico ------ Messaggio originale ------ Da "maurizio lana" <maurizio.lana@uniupo.it> A nexa@server-nexa.polito.it Data 13/07/2024 22:35:32 Oggetto Re: [nexa] [CAUTION: SUSPECT SENDER] Re: Didattica a distanza, l’84% degli studenti è più sicuro e con voti migliori.
io, di area umanistica SSH (scienze umane e sociali), vedo con perplessità e con preoccupazione il fatto che proprio in area umanistica SSH ci sia il maggiore entusiasmo ignaro verso i sistemi di IA. come se si volesse mostrare a sé e al mondo che non si è ignari e retrivi di fronte alle novità della tecnologia. il che è poi espressione di un complesso di inferiorità, mi pare. Maurizio
Il 13/07/24 20:47, Giacomo Tesio ha scritto:
Ciao Roberto,
Il 11 Luglio 2024 22:59:38 UTC, Roberto Dolci <rob.dolci@aizoon.us> <mailto:rob.dolci@aizoon.us> ha scritto:
Nota a parte per questo: " La tua prof di latino a Boston non ha idea di come funzioni ChatGPT, di quali bias possa diffondere o come le interazioni degli studenti verranno usate per manipolarli.
La prof e' una vera professionista, che non solo e' partita con me 15-18 mesi fa a prender confidenza con lo strumento, ma ci e' entrata proprio dentro con studi specifici prima di iniziare ad usarlo a scuola. È in grado di realizzarlo "from scratch" su hardware proprio? È in grado di debuggarlo? Ovvero è in grado di spiegare puntualmente (ed in modo verificabile e riproducibile) come un certo output viene calcolato a partire da un certo input?
Se sì, ne comprende il funzionamento. Se no, non ne comprende il funzionamento.
Se non ne comprende il funzionamento, l'addestramento al suo utilizzzo può avere un solo esito: la normalizzazione del suo utilizzo e la conseguente "imposizione" ai suoi studenti.
In nessun caso l'addestramento all'uso di uno strumento complesso mette l'addestrato in condizione di decidere consapevolmente se e quando usare uno strumento.
In altri termini, se addestri una persona ad usare uno strumento, quella persona lo userà.
SOLO se ne comprende pienamente il funzionamento e i limiti, potrà decidere SE e quando usarlo.
E lei valuta bene il profilo di rischio a scuola: va da ragazzi che si accoltellano, uso di droghe, gravidanze precoci, monogenitore, il gamut dei disturbi mentali, long covid, cyber bullying ed altri rischi on line. E giustamente contestualizza il rischio di mettere informazioni private su chatgpt rispetto a quanto guadagna nel rapporto coi genitori. Insomma, una Prof benaltrista.
Il fatto che i ragazzi siano soggetti ad una pluralità di rischi non giustifica la menomazione della loro libertà futura che questa prof opera cedendo dati personali sensibilissimi che riguardano loro e i loro genitori.
Che poi questa prof comprenda l'entità del danno che gli procura è tutto da dimostrare.
Perché un insegnante che comprendesse tali danni e li accettasse per benaltrismo soffrirebbe di una dissonanza cognitiva elevatissima.
A meno, ovviamente, di non interpretare l'insegnamento come un processo di riduzione delle capacità cognitive degli studenti, come Enrico ha ben spiegato.
Meglio una prof appassionata del proprio mestiere che studia come meglio applicare le nuove tecnologie, Che purtroppo non è ciò di cui stiamo parlando.
Stiamo invece parlando di una Prof che per usare le tue parole "s'e' adattata bene".
Ovvero una Prof che non disponendo degli strumenti culturali per comprendere il funzionamento di un software e le finalità che questo esegue (nell'interesse di chi lo ha programmato), lo percepisce come un fenomeno naturale cui adattarsi, come la pioggia, la neve o lo scorrere di un fiume.
Lo confonde, insomma, con fenomeni che non veicolano alcuna intenzionalità umana.
Fenomeni cui "adattarsi" e di cui magari imparare a trarre vantaggio.
Sia chiaro non è colpa sua: la tua Prof è vittima di una manipolazione che sfrutra bias evolutivi profondamente incardinati nella sua personalità.
La sua passione per l'insegnamento non la mette al riparo da questa allucinazione eterodiretta.
Starebbe a noi, se ne disponiamo, il dovere di fornirle gli strumenti culturali per sottrarsi a tale manipolazione.
che qualcosa di mandato dall'alto da chi abbia poca contezza della vita a scuola Comprendo la sfiducia nei confronti delle autorità: pagheremo ancora a lungo la sciagurata imposizione della didattica a distanza via Google Meet.
D'altro canto decine di migliaia di LIM e di tablet che saranno obsoleti entro pochi mesi sono lì a testimoniare come, affidare a professori e dirigenti appassionati ma informaticamente ignoranti decisioni di spesa su centinaia di migliaia di euro del PNRR sia una idea altrettanto pessima.
Che le decisioni vengano perse dall'alto o dal basso, se chi decide è ignorante (e dunque facilmente manipolabile), deciderà male.
E quando si parla di scuola, i danni (talvolta drammatici) di tali decisioni ricadranno subito sugli studenti ed entro qualche anno sulla società in cui questi vivranno, lavoreranno, voteranno etc...
Giacomo
-------------------------------------------------------------------------------- the knowledge gap between rich and poor is widening witten & bainbridge, how to build a digital library -------------------------------------------------------------------------------- Maurizio Lana Università del Piemonte Orientale Dipartimento di Studi Umanistici Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli
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