Federico, 
 
l'aspetto esteriore da "non intellettuale" di Keen è la cosa che mi ha convinto di più del suo intervento che per il resto ho trovato, come dicevo nella mia mail di prima, di molta poca sostanza.
 
In particolare, mi sembra che Keen non prenda in considerazione che le cose che accadono ai nostri dati e alla nostra immagine digitale tramite i social network sono l'espressione di una nostra scelta (non cito Mill, ma ci starebbe), direi quasi di un contratto: accetto che entro certi limiti ci sia un utilizzazione di quello che mi riguarda e in cambio ricevo servizi. Facciamo questa scelta perché crediamo che questi servizi ci migliorino la vita: a mio parere, il business di combattere la solitudine tanto in odio a Keen è un bel modo di fare mercato, e non vedo altre ragioni per denigrarlo se non la ricerca di visibilità.
 
Quanto questa scelta sia consapevole dei rischi che implica, poi, è un altro discorso. Però non trovo in Keen elementi che possano accrescere questa consapevolezza.

Il Pirata, invece, era molto preparato e concreto: il dibattito tra lui e Keen su cosa è dato sensibile e cosa no è stato interessante.
 
Sono d'accordo (ci mancherebbe) sul fatto di ascoltare tutte le voci possibili immaginabili, in particolare quelle su cui non si è d'accordo (ancora Mill), ma tra gli opinionisti più illuminanti non mi sentirei di mettere né Keen né Morozov. Gusti.
 
A presto, grazie per la chiacchierata.
 
Alberto

Il giorno 27 giugno 2012 14:20, <giorgio.giunchi@cctld.it> ha scritto:
Ok Fabio, ci mancherebbe solo la blacklist dei
critici di internet.

La architettura di internet consente applicazioni e servizi
di esposizione uno>tutti virtuale [o fittizia o
percepita ecc.].
Ovviamente chi condivide le regole del gioco  [*]  di tali
applicazioni e servizi  puo' percepirsi in grado relativo   soggetto finalmente di comunicazione ecc.;  l'
unica certezza  consiste nel fatto che e'  in grado
non inferiore un "terminale" di comunicazione.

E ovviamente chi gioca il gioco ad es. di FB ne percepisce
in grado relativo soddisfazione appartenenza ecc.; l'
unica certezza di grado assoluto e' che lavora gratis
per Zuckerberg, che non ha bisogno di confezionare soggetto
sceneggiatura dialoghi star e comprimari. Come titolava un
gran film di Altman, tutti "Protagonisti".

Giorgio
:::::::


[*] il mio sospetto e' che a rigore le *uniche* cose
che si possono in senso proprio  *condividere* a questo
mondo non sono valori ma regole del gioco





----- Original Message -----

From: fabiochiusi@yahoo.it


To: federicogue@gmail.com,Anna.MASERA@lastampa.it


Cc: nexa@server-nexa.polito.it


Sent: Wed, 27 Jun 2012 11:37:45 +0100 (BST)


Subject: Re: [nexa] l'ultima provocazione di Andrew Keen






Se posso dire la mia - non avendo letto il libro di Keen, ma avendo letto Lovink e Morozov - è che da un lato in alcuni casi gli 'scettici' perdono in lucidità nelle critiche (l'ultimo di Lovink per esempio mi è sembrato molto confuso e pieno di affermazioni eccessive e non giustificate da ragionamenti solidi; di Keen un recente intervento sulla CNN faceva rabbrividire; l'ultimo di Morozov su Jobs era deboluccio). Ma che dall'altro la comunità di chi si occupa di questi problemi non è capace in molti casi di accettare le critiche in modo costruttivo e superarle a suon di argomenti. Non mi piace l'idea di Anna per cui visto che siamo analfabeti digitali 'anything goes': l'importante non è andare in una direzione, ma capire perché andare in quella direzione. Senza sapere se ha senso o meno, e quali insidie si
celano per la strada, giungere a destinazione potrebbe rivelarsi perfino più scomodo che restare dove siamo. E non mi piace affatto che si mettano tutte le critiche sullo stesso piano, quelle di Keen - a volte eccessive, senza dubbio, ma nell'intervista di Federico poneva questioni sostanziali, a cui si dovrebbe rispondere non con un'alzata di spalle - e quelle di Morozov - molto più circostanziate di norma, a cui non ho trovato risposte altrettanto puntuali.


Non ci sarà il cosiddetto 'tecno-utopismo', ma una certa sufficienza nel derubricare gli scettici, questo sì - come dimostrato dalle risposte a Federico sulla sua intervista. E non mi piace particolarmente - specie in una lista dove si affrontano proprio problemi di questo tipo.


Spero di aver dato un contributo costruttivo alla
discussione.


f.



--------------------------------------------------------------------------------
Da: Federico Guerrini <federicogue@gmail.com>
A: Masera Anna <Anna.MASERA@lastampa.it>
Cc: Nexa <nexa@server-nexa.polito.it>
Inviato: Mercoledì 27 Giugno 2012 12:22
Oggetto: Re: [nexa] l'ultima provocazione di Andrew Keen


Concordo ;)
Cose che magari per noi sembrano banali, per la stragrande maggioranza
degli internauti
italici non lo sono affatto!
Ecco perché penso che il libro di Keen, tradotto, potrebbe avere un
suo pubblico,
magari più interessato allla cultura che alla tecnologia in senso stretto...

Fed.



2012/6/27 Masera Anna <Anna.MASERA@lastampa.it>:
> in effetti andrew keen in italia arriva anche dopo geert lovink
> http://www.lastampa.it/cmstp/rubriche/girata.asp?ID_blog=2&ID_articolo=1352&ID_sezione=
> ... dicono cose simili, sono intelligenti, colti e simpatici, e nei Paesi in
> cui internet è oltre la fase di alfabetizzazione lo spazio che occupano è
> utile per mantenere un sano distacco: da noi invece c'è bisogno ancora degli
> evangelists perchè la
fase "entusiastica" non è che abbia mai avuto un
> grande sostegno. e siamo ben lontani ancora dall'essere un Paese
> digitalmente alfabetizzato: che poi questa alfabetizzazione stia passando
> direttamente attraverso l'uso dei social networks e degli
> smartphones, saltando i passaggi precedenti, è roba da Terzo Mondo ma va
> bene così: e diffondere anche i pensieri critici va benissimo, l'importante
> è che non passino solo quelli! federico guerrini fra le tante cose che fa
> (l'ultimo suo libro è una bella guida all'uso dei social networks, "Vivere
> Social") collabora al canale Tecnologia de La Stampa
> www.lastampa.it/tecnologia che curo io, per cui vedo tutti i giorni il
> suo contributo all'alfabetizzazione digitale: che intervisti anche andrew
> keen quando passa per l'Italia ci sta :)
> ciao, anna
>
>
________________________________
> Da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it
> [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Alberto
> Inviato: mercoledì 27 giugno 2012 11.07
> A: Federico Guerrini
> Cc: Nexa
> Oggetto: Re: [nexa] l'ultima provocazione di Andrew Keen
>
> Ciao Federico,
>
> ero a Trieste e ho sentito Keen.
>
> Il suo intervento è stato divertente. Anche lui lo è. Il problema è che non
> ha detto nulla di nuovo né di interessante.
>
> Che i social network ci abbiano fatto diventare "prodotti", che facebook sia
> una specie di macchina macina dati in mano a forze oscure, che i servizi di
> localizzazione siano
gestiti da una specie di Mossad planetario sono
> argomenti paranoici e banali, cose già sentite da "mi si nota di più". In
> definitiva, una noia mortale.
>
> L'"anticristo della Silicon Valley", come lui ama definirsi, è stato bravo a
> ritagliarsi una fetta di audience. Ma credo che tra un'analisi seria sulla
> privacy (come quella, proprio a SoTN, di Jan Hemme, il portavoce dei
> Pirati tedeschi) al guazzabuglio atecnico in salsa orwelliana proposto da
> Keen ce ne passi.
>
> Keen mi sembra molto sopravvalutato, almeno quanto Morozov.
>
> Mill, probabilmente, non l'avrebbe presa bene.
>
> Alberto
>
>
>
> Il giorno 26 giugno 2012 21:06, Federico Guerrini <federicogue@gmail.com> ha
> scritto:
>>
>> Ciao
a tutti
>>
>> A Trieste, durante State of the Net, ho intervistato Andrew Keen,
>> nome noto della Silicon Valley il cui ultimo libro, "Digital Vertigo"
>> contiene un'aspra critica alla "religione della condivisione"
>> che sta dominando in questi ultimi anni la Rete.
>>
>> Keen auspica, citando John Stuart Mill e la priorità del singolo, il
>> ritorno allo stato
>> precedente a questa diffusa "ipervisibilità", perché è solo
>> staccandosi dalla massa
>> che gli individui possono trovare in loro stessi le risorse per
>> generare qualcosa di innovativo
>> e in contrasto con l'ortodossia corrente.
>>
>>  Il fatto che, grazie alla Rete, siamo diventati tutti in
>> una certa misura "personaggi pubblici" inoltre riporterebbe
>> l'individuo al tempo dei villaggi,
>> quando si veniva
inseguiti dalla propria reputazione per tutta la vita
>> ed era impossible
>> reinventarsi un'esistenza dopo essere stati per qualche motivo "bollati".
>>
>> Che ne pensate?
>>
>>
>> http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&ID_articolo=10589&ID_sezione=38
>>
>> Ciao,
>>
>> Fed.
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