Carissimo Antonio, cercavo di fare a meno di entrare nel merito della discussione sui termini - assai delicata e oggi giorno *pericolosa* per chi la percorre e quindi ti confesso che mi sento piuttosto a disagio - per rimanere "solo" a livello di metodo, ma il tuo messaggio mi ha affascinato e entro nel merito. Antonio Iacono <antiac@gmail.com> writes:
Per citare Antirez <http://antirez.com/news/122>
Conosco Salvatore da una ventina d'anni, da quando, entrambi facenti parte del LUG "Solira", ci incontravamo alle riunioni e alle "pizzate". Quell'articolo appassionato è stato, secondo me, più una risposta emotiva e impulsiva al fatto che l'avessero chiamato "fascista" che un'argomentazione ragionata sui termini.
L'articolo è lì da leggere e ognuno può formarsi un proprio giudizio su quanto fosse ragionata o meno la sua argomentazione sui termini master/slave e fascista. Io, che studio la questione **a tempo perso**, ho analizzato casi in cui le persone - con processi del tutto analoghi al caso analizzato da Antirez - venivano accusate di essere apologeti dello stupro - che oggi in USA ha effetti *pratici* di almeno quattro ordini di grandezza peggiori di essere definito fascista [1] - e *per questo* accusati di contravvenire al code of conduct della propria community di sviluppatori.
Ma secondo voi è giusto usare, nel 2020, il termine Padrone / Schiavo ?
E secondo te è normale, in qualsiasi epoca, essere accusato di essere fascista perché si ritiene che nel contesto del funzionamento dei database utilizzare il termine master/slave non è offensivo?
Che gli Stati Uniti abbiano seri problemi con il razzismo e, fino a pochi decenni fa, con segregazione e schiavitù, non giustifica il fatto che, quando mio figlio, a cui cerco di spiegare rudimenti di elettronica ed informatica, mi chiede: "Papà, perché avete usato, voi informatici ed elettronici, questi brutti termini?", sia costretto a raccontargli la storia di quel popolo.
Oltre a quello potresti raccontagli che il significato delle parole dipende *imprescindibilmente* dal contesto in cui vengono utilizzate. Per esempio, se usato come *aggettivo*: https://www.merriam-webster.com/dictionary/master --8<---------------cut here---------------start------------->8--- e: being a device or mechanism that controls the operation of another mechanism or that establishes a standard (such as a dimension or weight) --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- https://www.merriam-webster.com/dictionary/slave --8<---------------cut here---------------start------------->8--- 2: operated by remote control specifically : responding to manipulation of the master controls of an apparatus --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Anche per questo sarebbe opportuno cercare di spendere due parole in più piuttosto che in meno; evitare di usare le parole come clave contro chi le ha pronunciate, accettando il fatto che potrebbe averle usate con tutt'altre intenzioni rispetto alla tua interpretazione, *soprattutto* quando ci sono di mezzo fattori culturali che rendono più impegnativo comprendersi reciprocamente. Il linguaggio è estremamente potente ma per usarlo bene non bisognerebbe limitarsi a esprimere concetti in 140 caratteri. Per tornare "on topic", a mio modestissimo avviso alcuni Code of Conduct che ho visto adottati nelle community FLOSS *talvolta* sono chiamati in causa a sproposito per censurare idee o escludere persone sulla base di un presunto uso offensivo dei termini [2]. Ho l'impressione che invece che risolvere i problemi che si prefiggono di risolvere, li complichino, aggiungendo uteriore "rumore" invece che permettendo alle organizzazioni di focalizzarsi sui veri problemi. Un caro saluto, Giovanni [1] *oggi* essere definito ANTIFA negli USA ha un significato molto politicamente connotato, diverso da antifascista in Italia. [2] ovviamente per questo che dico vale: IANAL e non ho statistiche -- Giovanni Biscuolo