Una nota a margine. Stabilire come si forma, si mantiene o si modifica uno shared mental model non è semplice. sarebbe necessario far intervenire una batteria di discipline e farle interagire tra loro per affrontare in modo completo il problema – dalla storia delle religioni all’antropologia culturale, dalla semiotica alla teoria delle organizzazioni, dalla psicologia sociale alla psicoanalisi, fino alle neuroscienze e alla biologia evolutiva (da queste traiamo ottimi argomenti per capire come mai siano sempre alti i costi che vanno sostenuti quando un individuo deve confrontarsi con individui che non condividono i medesimi mental models, o sistemi di credenze)

Su un punto tutti concordano: la formazione di quei sistemi di credenze che cementano l’identità di un gruppo dipende in modo non estrinseco dalla struttura delle organizzazioni/istituzioni che forniscono la cornice entro cui avviene la comunicazione. E fa parte di questa struttura il mezzo con cui si comunica (il medium è il messaggio non è solo uno slogan, come è noto).

I codici che permettono di stabilire le agende (di cosa si parla e di cosa no, chi parla e chi no) sono implementati in modi specifici dai media che si usano.

non conosco studi specifici sull’incidenza che ha il fatto di trovarsi in rete in relazione alla formazione di un legame, ma volevo solo far notare che solo un approccio pluridisciplinare può far luce su ciò.

Giovanni


Il giorno mer 17 mar 2021 alle ore 13:03 Giovanni Biscuolo <giovanni@biscuolo.net> ha scritto:
"J.C. DE MARTIN" <juancarlos.demartin@polito.it> writes:

> suvvia, "online" sta per Internet/Web, non per telegrafo, telefono, ecc.

[...]

>> [1] online cosa vuol dire? Il telegrafo era online? La diffusione delle
>> notizie attraverso le agenzie di stampa è offline o online?!?

OK ho esagerato col telegrafo... però si trattava "solo" di una nota a
piè di pagina un po' provocatoria e decisamente male espressa, perché la
semantica di "online" è aleatoria e in questo thread è più assimilabile
a "social media" (polarizzante?) che a Internet (sorvegliante?) o Web
(profilante?).

Ho citato le agenzie di stampa perché IMHO anche loro fanno parte di un
più ampio concetto di polarizzazione (reale) ben più serio di quello dei
"social media" (immaginaria), nonostante la presunta "neutralità" del
loro operato (sia offline, quando usavano il telegrafo, che online).

Comunque la sostanza del mio messagio era altro... ma non fa nulla. :-)

Saluti, Giovanni.



P.S: tra l'altro sono pure fuori dal mondo, considerato che non sono mai
entrato in un "social network", quindi non ho esperienza diretta.

--
Giovanni Biscuolo
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