On January 10, 2019 9:11:18 PM UTC, Stefano Zacchiroli <zack@upsilon.cc> wrote:
Ed una delle prime rivendicazioni collettive dovrebbe essere il cambio dell'attuale default che trasferisce il diritto d'autore (o la sua sola parte patrimoniale, in contesti come quello europeo) all'azienda, che dovrebbe quindi così accontentarsi di una licenza d'uso sul codice sviluppato.
Molto interessante. È uno degli effetti che ho cercato di produrre con la Hacking License, garantendo solo alle persone fisiche il diritto di modificare il software coperto dalla licenza. Certo se fosse il default per legge sarebbe molto meglio.
gli sviluppatori che credono nel software libero e che lavorano per grandi corporation devono *sindacalizzarsi*.
E i sindacati dovrebbero informatizzarsi. Io sono iscritto alla Fiom, quindi sono totalmemte favorevole, in linea di principio. Ma onestamente e con tutto il rispetto per il grande impegno profuso in azienda, non credo che alcun sindacato esistente sia in condizione di comprendere ed affrontare i problemi Politici di portarta planetaria e transnazionale cui siamo di fronte. (Al pari dei partiti politici, che spesso trattano queste materie per sentito dire) Vi sono poi due altri grandi problemi che mi fanno ritenere sia troppo presto per organizzazione dei programmatori: 1. L'Informatica è troppo primitiva 2. L'informatica è una fondamentale forma di espressione Un sindacato implica una protezione degli interessi dei membri anche quamdo questi sono in contrasto con l'interesse collettivo. Ci potremmo trovare davanti a situazioni, perfettamente legittime dal punto di vista economico, in cui un sindacato si oppone alla diffusione di un software libero per tutelare i lavoratori che producono un software proprietario alternativo. Cosa che sarebbe perfettamente legittima ma che allo stato delle cose mi costringerebbe a lasciarlo, perché non possiamo proprio permetterci di rallentare ancora... stiamo tutti ancorati a modelli computazionali degli anni 70! Oppure potremmo trovarci di fronte ad un sindacato che legittimamente propone di vietare o comunque mutilare lo sviluppo di software libero da parte di sviluppatori senza abilitazione o gratuitamente. Come non c'è un sindacato di "quelli che sanno contare" o di "quell che sanno scrivere", non ci può essere un sindacato di quelli che sanno programmare, perché tenderebbe a proteggere coloro che lo sanno già fare da un eccesso di offerta di lavoro che invece deve diventare un obbiettivo esplicito del software libero: parlare di libertà di modifica è ipocrita se questa libertà è appannaggio di pochi eletti e di qualche infiltrato come me. L'informatica tratta le informazioni (che spesso rappresenta, trasferisce ed elabora sotto forma di dati o programmi) e non possiamo parlare di democrazia fintanti che questa forma di espressione non sarà concretamente disponibile a tutti i cittadini. Dunque un sindacato non è lo strumento adatto ad un soggetto politico capace di rappresentare gli hacker e di tutelare il software libero. Potrebbe esserlo un partito politico? Sarebbe un partito piuttosto particolare, votato da un numero ristrettissimo di persone estremamente eterogenee (e anche un po'... strane): in una democrazia come la nostra non avrebbe nessuna speranza. Dunque? Non lo so... abbiamo bisogno di idee nuove. Giovani... fatevi avanti! Giacomo