Ciao David,

tra un viaggio di lavoro e il successivo, provo a darti una risposta,
anche se in poche righe, invece delle paginate che sarebbero
necessarie per dare un quadro anche solo minimo
della situazione.

Lasciamo da parte, per semplicita', il discorso dei corsi online,
che non sono, a mio modo di vedere, il cuore del discorso OCW,
che riguarda invece principalmente i corsi normali.

Perche' l'Italia e' cosi' indietro?
Per un sovrapporsi di motivi.

Il primo e' culturale: si sta capendo con i soliti 5 anni di ritardo
che Internet obbliga a ripensare le Universita'
da cima e fondo. Prima o poi ci arriveremo,
ma intanto si creano i gap che hai notato anche tu.

Il secondo, ben piu' rilevante, e' organizzativo: fino a oggi il materiale
didattico e' stato disseminato in maniera perlopiu' anarchica,
secondo quanto decide ogni singolo docente.
Il quale, il piu' delle volte, restringe ai suoi soli
studenti l'accesso al materiale, al fine di evitare grane
o problemi di vario tipo (a volte immaginari).

Il passaggio ad un portale di Ateneo implicherebbe,
per rimanere all'essenziale:
-la creazione di vincoli-incentivi per i docenti,
-personale tecnico-amministrativo-bibliotecario che crei
e curi il portale,
-definizione e gestione di workflow ex novo.

Tale passaggio, nella situazione attuale delle
universita' italiana, e' molto difficile implementarlo
a dovere. Mancano, infatti, sia fondi sia personale.

Tanto per dare un'idea, il progetto OpenCourseWare del MIT
e' costato piu' di 60 milioni di dollari. E continua
a costare, anche adesso a regime, milioni di dollari
all'anno per mantenerlo.

Anche ipotizzando di fare le cose molto piu'
in economia (si puo'), come immaginare
di fare qualcosa quando, causa i tagli del Ministero,
nel 2010 saranno a rischio gli stipendi anche in universita'
bene amministrate e con i conti a posto?

Sai, di recente ho incontrato colleghi con
due universita' paragonabili al Politecnico di Torino
per numero di studenti, l'Universita' di Edinburgo
e l'Universita' di Barcellona. In entrambi i casi,
il numero di docenti era circa il doppio (circa 2000),
ma cio' che strabiliava era l'entita' del personale
tecnico-amministrativo-bibliotecario, pari a circa SEI VOLTE
quella del Politecnico.

Sono proprio quelle persone, colte e motivate,
che renderebbero possibili, insieme a fondi,
iniziative come portali del materiale didattico,
portali della ricerca e molte altre cose ancora in Italia.

In conclusione, la buona volonta' in diversi casi non manca.
Occorrerebbe pero' dotarla di mezzi adeguati, con un serio
programma di ristrutturazione e rilancio dell'intero
sistema della ricerca e dell'istruzione superiore italiana.

Ma forse questo e' un altro thread.

Spero di essere stato utile.

Ciao, a presto,

juan carlos



David Orban wrote (on 21-09-2009 14:09):
Uso questo thread per un argomento parallelo. Ho visto su
http://www.ocwconsortium.org/members/consortium-members.html che non
ci sono Università italiane che aderiscono all'Open Courseware
Consortium. Ce ne sono 38 spagnole, tre olandesi, dell'Iran, Sud
Africa, ecc. nonché più di un centinaio degli USA.

Nessuna Università italiana... Nelle Università italiane i corsi
online sono a numero chiuso. Evidentemente internet si satura. Oppure
finiscono l'inchiostro per le pagine web. Non per gli esami: è chiusa
l'iscrizione per vedere i materiali dei corsi!

Mi interessa approfondire quali sono i meccanismi che hanno creato
questa situazione e come scardinarli.
Qualcuno ha delle informazioni in merito?

David Orban
skype, twitter, linkedin, sl, etc: davidorban


2009/9/17 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it>:
  
-------- Original Message --------
Subject: [Oa-italia] 5 università firmano uno statement per sostenere il
modello author-pays
Date: Thu, 17 Sep 2009 15:12:21 +0200
From: Maria Cassella <maria.cassella@unito.it>
Reply-To: Lista di discussione su temi relativi all'accesso aperto
<oa-italia@openarchives.it>
To: Lista di discussione su temi relativi all'accesso aperto
<oa-italia@openarchives.it>

5 università (Cornell University, Dartmouth College, Harvard University,
MIT e UC Berkeley) hanno firmato uno *statement* congiunto per sostenere
"reasonable publication charges for articles written by its faculty and
published in fee-based open-access journals" .
la notizia su Library Journal
http://www.libraryjournal.com/article/CA6696797.html?rssid=191
saluti
mc

--




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