Buongiorno Rossana, grazie per i commenti, ne ho io alcuni nel merito dei quali mi piacerebbe essere smentito :-) l'executive summary della questione è: 1. i Radiohead _non_ decidono come viene distribuita la propria musica perché hanno ceduto *tutti* i diritti di sfruttamento delle loro opere, punto. 2. quel metodo di distribuzione non è "Open Access" "Rossana Morriello" <rossana.morriello@polito.it> writes:
E' una sorta di repository per l'autoarchiviazione in open access
è lì da vedere: https://radiohead.com/library non capisco bene come si possano inquadrare i contenuti di quel repo nella categoria "Open Access" in particolare ribadisco che per accedere alla musica pubblicata nel repo è possibile: 1. acquistarla, anche in formato digitale 2. ascoltarla via Spotify o iTunes non vorrei prendere una cantonata ma "Open Access" in questo caso non vorrebbe dire poterla almeno sentire *e* poter scaricare (quindi salvare dove l'utente desidera, cioè no DRM) senza doversi registrare a nessun servizio, tipo appunto Spotify, che non ha manco un sample, o iTunes, che se non sei registrato ti fa sentire solo 30 sec? da quello che so, invece, sia Spotify che iTunes distribuiscono musica solo con DRM: è davvero "Open Access"? non so se la musica acquistata dal loro canale ufficiale abbia i DRM oppure no, ma anche in questo caso dubito si possa parlare di "Open Access"
della loro musica, un po' come si fa con le pubblicazioni :)
dissento: come distribuiscono la musica non può essere paragonato all'insieme dei criteri "Open Access" delle pubblicazioni scientifiche :-D
https://www.theguardian.com/music/2020/jan/20/radiohead-public-library-archi...
non vedo come questo articolo aggiunga cose nuove rispetto a quello segnalato all'inizio del thread: mia svista?
I Radiohead, e in particolare Thom Yorke, si sono sempre schierati contro l'industria musicale
sì conosco superficialmente i dissidi tra il gruppo e l'industria musicale e la storia della disputa è particolarmente ingarbugliata, basta seguire https://en.wikipedia.org/wiki/Radiohead#History (io mi arrendo :-) ) resta un fatto: a _occhio_ il 99% dei diritti di sfruttamento sulle loro opere sono posseduti da una grande corporation (che ne ha acquistata una grandina, che ne ha acquistata una piccolina...) che fa parte della c.d. industria discografica quindi se la musica dei Radiohead deve essere "Open Access" oppure no lo decide l'industria discografica, non i Radiohead :-O
e i servizi di streaming che guadagnano ma non fanno guadagnare gli artisti, concedendo royalties irrisorie https://www.independent.co.uk/arts-entertainment/music/news/thom-yorke-spoti...
"Thom Yorke: Spotify is 'the last desperate fart of a dying corpse'", Ottobre 2013 https://www.rollingstone.it/musica/news-musica/thom-yorke-ce-lha-ancora-con-... 28 Dicembre 2017 "Thom Yorke ce l’ha ancora con Spotify" capisco il suo nervosismo, però lui dovrebbe anche capire i contratti che firma :-O non apriamo nemmeno di striscio poi il vaso di pandora in merito all'entità irrisoria che giunge agli autori dei proventi da riscossione dei diritti perché altrimenti stiamo in ballo due mesi e andiamo decisamente OT :-D [...]
anche nella appena lanciata "public library" (inaugurata l'ennesima buzzword, olè)
temo proprio che davvero il concetto "public library" abbia assunto tutti i connotati di buzzword, quando connesso al digitale saluti, Giovanni [...] -- Giovanni Biscuolo Xelera IT Infrastructures