Ecco un esempio che rafforza la tesi di Giacomo.
Una qualunque mia conferenza, per il fatto di parlare di scienza e tecnologia, contiene necessariamente molte violazioni di copyright e brevetti. Poi finisce su Youtube per iniziativa di qualche amico che non sa che io non sono contento della sua gentilezza. A questo punto diventa proprietà di Youtube. Se un mio collega scarica un pezzo della mia conferenza per incollarlo in una sua lezione viola il conntratto standard di Youtube.
Per questo il mio sogno è un Tubeforall, magari di proprietà e
gestione del MIUR, contenente solo "free learning objects".
Nell'attesa che un ministro ascolti il mio suggerimento di inviare
a tutte le scuole o università l'invito a non mettere nulla su
Youtube, invito tutti gli amici e colleghi a portare il loro
contributo al nostro archivio di materiale didattico free (libri,
documenti, videolezioni, conferenze, ecc.) che trovate sul sito
"fare.polito.it".
Raf
Inevitabile: era anzitutto uno scontro fra gruppi diversi di ricchi e potenti.
Da un lato gruppi editoriali enormi, dal altro piattaforme come Google e Facebook.
In assenza di una visione Politica chiara, tutto si riduce ad uno scontro fra interessi.
Giacomo
_______________________________________________.....ma nello scontro, come sempre, hanno vinto i più ricchi e potenti, che diventeranno più ricchi e potenti...
Il 15/09/2018 17:58, Giacomo Tesio ha scritto:
Grazie per l'approfondita analisi e i tanti riferimenti per approfondire: leggerò tutto il prima possibile.
Per il momento ti propongo solo una obbiezione (lasciandone un altra più complessa per il thread aperto da Raffaele sui brevetti):
Il Sab 15 Set 2018 16:01 GC F <gcfrosio@gmail.com> ha scritto:
Quelle conclusioni furono rigettate e abbiamo l'Internet, la distribuzione digitale, l'infrastruttura capillare e millioni di applicazioni. Dati empirici inoppugnabili circa la bontà di quelle scelte legislative pregresse.
Non sono dati così inoppugnabili. Direi anzi che soffrono di un forte bias di selezione.
L'infrastruttura di cui parli soffre di enormi problemi:
- architetturali (che la rendono fragile e persino pericolosa)- geopolitici- economici (mai come con il cloud computing siamo di fronte ad un enorme accentramento di ricchezza e potere)- culturali (moltissimi, ma il più evidente è l'assoluta egemonia del modello americano, in cui guarda caso gli americani sono più bravi a destreggiarsi degli altri)
Decantare le lodi di Internet (di solito intendendo per Internet il solo Web) impedisce di affrontarne gli enormi problemi. Persino quelli tecnici!
Il Web di cui parli ci ha donato Cambridge Analytica, la Brexit e Trump. È diventato un megafono di propagande opposte invece che strumento di dialogo e confronto (basta guardare che triste figura fanno molti intellettuali italiani su twitter, sfottendo un pessimo governo per le sue scarse qualifiche accademiche invece che proponendo alternative credibili ai cittadino che lo hanno votato).
Il Web è ricco di luci ed ombre, e mi rendo conto che molte ombre non sono percepibili chiaramente da chi non ne ha una profonda comprensione tecnica.
Ci sono sparuti fari di luce (sia tecnica che culturale), ma per il momento il lato oscuro ha nettamente la meglio, favorito dall'ottimismo fondamentalista di chi spera di farci soldi.
Questa riforma è il risultato di un scontro generazionale tra lobby.
Questo direi che è evidente.
Curiosamente però nessuno sembra aver chiesto il contributo del software libero, che pure si fonda sul diritto d'autore, ma forse potrebbe suggerire una prospettiva "alternativa".
Hanno vinto le lobby del passato e perso gli utenti e le start up europee.
Non lo so.
Per gli utenti la questione è complessa.Hanno perso certamente qualcosa... ma sul lungo periodo potrebbero anche guadagnare qualcosa (e non sto pensando a contenuti migliori o stampa più autonoma...): i contenuti che gli utenti percepiscono come gratiuiti vengono invece pagato profumatamente attraverso profili dettagliato degli stessi!
Ma per le startup europee, secondo me stai assumendo che l'unico modello possibile di sviluppo economico nell'IT sia quello della Silicon Valley.
Io credo che startup che copino la Silicon Valley siano destinate ad essere battute dalla Silicon Valley.
Ma possibile che dobbiamo sempre copiare?
Ricordiamoci che nel '64 abbiamo costruito in Italia il primo desktop computer programmabile del pianeta.
Nel 64 a copiare erano gli americani... :-)
Giacomo
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