On September 20, 2020 10:07:59 AM UTC, barbaracarfagna--- via nexa <nexa@server-nexa.polito.it> wrote:
Certamente è utile, benché tardivo; quello che intendo dire è che non è tabù
Posso però osservare che su questi temi, al di là della estrema (e dannosissima) superficialità tecnica con cui vengono trattati, la stampa tende ad usare registri che sembrano quasi studiati per non disturbare troppo? Per esempio fornendo scappatoie etiche ("ci sono anche aspetti positivi" o "ha fatto anche cose buone" etc...) o magari azzerando la credibilità delle proprie denunce attraverso l'uso dei sistemi denunciati? [1] Dagli Analytics, alla pubblicità personalizzata, all'uso di YouTube per distribuire i video o di AMP per i contenuti etc... raramente ho trovato denunce supportate da un comportamento coerente e credibile. Per quanto sia comprensibile per una stampa allo stremo cedere al ricatto economico, politico e culturale di questi monopoli... è giustificabile? Non sottrae alla stampa la propria ragion d'essere, privandola della libertà (e della conseguente responsabilità) che la nostra Costituzione le garantisce? Non potrebbe anche essere il combinato disposto fra la scarsa competenza tecnica (spesso evidente anche nella qualità dei canali di distribuzione adottati) e la sudditanza nei confronti di troppi poteri economici ad aver ridotto la credibilità della stampa e dunque azzerando la sua influenza e "l’impatto sociale nelle élite europee"? Netflix non è migliore di Facebook o Google, ma ha tutto l'interesse ad apparire come un'alternativa capace di colmare il vuoto di pensiero critico lasciato dalla stampa, magari fingendo di garantire un pluralismo di facciata mentre controlla capillarmente la diffusione delle idee. Se cogliete una assenza di proposte costruttive perché non mettervi in condizione di trattarle voi stessi in modo competente e credibile? Giacomo 1) dall'articolo di Avvenire da cui è partito questo thread vi osservano TUTTI: Facebook, Twitter, Google (in varie forme) e diversi altri. Ma in questo caso almeno c'è coerenza, visto che l'autore difende, di fatto, la sorveglianza di massa che facilita.