Care e cari, scrivo sulla questione perché me ne occupo da anni e perché ho interloquito con alcuni dirigenti di GARR per cercare di capire quale fosse la situazione (ne parlo qui: https://graffio.noblogs.org/post/2020/11/23/didattica-a-distanza-seconda-ond... pubblicato anche in "Formare a distanza?" seconda edizione). La risposta di GARR sul perché non siano state messe a sistema nelle scuole italiane le risorse di una struttura pubblica finanziata con denaro pubblico è stata sconsolata: "da quasi due decenni abbiamo portato avanti continui tentativi di interagire con il Ministero della pubblica Istruzione e con le PA locali, in particolare con le regioni, per suggerire possibili sinergie e iniziative che fossero supportate economicamente da queste istituzioni al fine di garantire la realizzazione delle infrastrutture di accesso, ma sopratutto per garantire la loro sostenibilità nel tempo." La risposta suona come un accorato e deluso appello a cambiare la direzione degli investimenti per lo sviluppo del digitale italiano. Però a mio parere il problema non è solo delle scelte tecnologiche o della direzione in cui investire in tecnologia digitale. Certo, conta ed è importantissimo, ma l'investimento ancora più importante dovrebbe essere in formazione. Senza puntare sulla formazione gli investimenti in tecnologia rischiano di mancare l'obbiettivo. Nella scuola avere dei tecnici (sistemisti e programmatori) è fondamentale per poter sostenere un investimento che vada nella direzione di dare autonomia alle scuole, che supporti la libertà di insegnamento (vedi: https://www.agendadigitale.eu/scuola-digitale/la-figura-dellassistente-tecni...). Utilizzare il cloud di GARR (https://cloud.garr.it/) è a mio parere molto semplice per un sistemista qualsiasi, ma non lo è per i pochi tecnici informatici che lavorano nelle scuole. Inoltre un sistemista/programmatore che lavori nelle scuole deve avere delle conoscenze che non sono solo tecniche, ma anche di dominio. Deve essere in grado di capire e mettere in pratica le esigenze didattiche. Deve essere in grado di imparare insieme agli insegnanti, dai quali non si può pretendere che diventino dei tecnici, ma dai quali è lecito aspettarsi che comprendano le possibilità che il digitale offre (se il software è libero). Allo stesso tempo i tecnici devono trovare/inventare soluzioni software e sistemistiche che vadano incontro ai metodi didattici che gli insegnanti vogliono mettere in campo, pena una standardizzazione dell'insegnamento (peraltro già in atto) che va a tutto vantaggio dell'addestramento contro la co-creazione di conoscenze (e proprio per questo motivo a vantaggio delle GAFAM). Riassumendo: * investimenti in architetture informatiche che restituiscano il controllo agli utilizzatori (nel caso della scuola a insegnanti e studenti) * investimenti in software didattico che sia libero * investimenti in formazione specifica per creare competenze miste tecnico-didattiche Scusate se ho tagliato con l'accetta concetti che meriterebbe maggiore approfondimento, ma intanto... i miei due cents Buon anno a tuttei maurizio Il 31/12/20 20:15, Giacomo Tesio ha scritto:
On Thu, 31 Dec 2020 18:39:15 +0100 M. Fioretti wrote:
On Thu, Dec 31, 2020 16:16:22 PM +0100, Antonio Iacono wrote:
mi riesce difficile pensare che nelle università, nelle scuole, soprattutto quelle di secondo grado non ci sia un professore di informatica capace di installare/configurare Jitsi o altro sw libero. e invece dovrebbe essere facilissimo. Purtroppo. Sono d'accordo, non si può pretendere dai docenti ANCHE di gestire GRATUITAMENTE il data center NECESSARIO ad ogni scuola.
Esattamente come non lo si pretende in qualsiasi altra azienda!
Attenzione però che NON è questo il problema¹.
Come tutti gli altri manager aziendali con i GAFAM, i dirigenti scolastici minimizzano il rischio personale (prima) e la percezione pubblica del rischio operativo (dopo).
Poco importa se poi gli studenti non sentono, le connessioni degli insegnanti cadono, le verifiche si perdono (e vengono rifatte quattro volte) etc²...
L'importante per i dirigenti scolastici è poter dire: "ma Google è fra le proposte del Ministero!" e per i DPO poter dire "ma il Garante della Privacy non si è ancora espresso sugli effetti dell'invalidazione del Privacy Shield!".
Insomma il problema
- non sono state le disponibilità individuali - non sono state le competenze individuali - non sono stati i costi di consulenti tecnici (sistemisti)³ - non sono state le problematiche di integrazione fra i software⁴
Il problema è il MIOPE PARACULISMO, dal MIUR all'ultimo Preside.
Giacomo
1) TUTTE problematiche che sono avvenute RIPETUTAMENTE durante le lezioni di mia figlia, con me fisicamente vicino (in tele lavoro) a suggerire tecniche di riduzione del danno volta per volta, anche solo per far riprendere la lezione... dall'ingresso del Piemonte in zona rossa non è passato un singolo giorno di lezione senza problemi, anche prima del divertentissimo "Google Blackout" di cui abbiamo parlato tanto (e che, sul momento, mi lasciò a ridere incredulo di fronte a mia figlia preoccupata).
2) Durante la pausa estiva mi sono reso disponibile a mettere GRATUITAMENTE a disposizione le mie competenze ed i miei soldi pur di evitare che le scuole delle mie figlie affidassero i bambini ai GAFAM. Vi assicuro che sarebbero state ampiamente sufficienti sia sul piano sistemistico, che per quanto riguarda la formazione e l'integrazione tecnica ed operativa fra i software. Tale proposta, ripetuta a giugno a luglio e ad agosto è stata semplicemente ignorata.
3) Quanto credete che costi un sistemista competente all'ora? Quanto tempo credete impieghi ad installare BigBlueButton (o Jitsi o Jami o qualsiasi altra cosa) dopo la seconda volta? E se non ci fosse stato il GARR, quanto credete che costi un VPS adeguato in Europa?
4) Quanto credete che costi uno sviluppatore competente all'ora? In Italia poco. E spesso i software open source di cui parliamo sono già progettati per essere estesi ed integrati con altri (quando le integrazioni non esistono già, seppur magari a pagamento) Se anche si trattasse di sviluppare tali integrazioni da zero, con il 10% budget pagato solo a Google dalle scuole italiane, li si sarebbe potuti sviluppare in 3 mesi. _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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