Grazie del messaggio, Arturo.
Tuttavia adottando il tuo ragionamento, sarebbero ben pochi
i messaggi inadatti a questa lista, visto che un nesso tenue
o tenuissimo col tema "internet & societa'" chi volesse
potrebbe argomentare di averlo identificato.
Cio' ovviamente non andrebbe bene - snaturerebbe
gli obiettivi di questa lista - per cui rinnovo a te e
a tutti l'invito a rimanere in tema; il tuo messaggio
originario, formulato in quella maniera, non lo era.
Grazie, ciao,
juan carlos
On 31/03/11 15:18, a.dicorinto@uniroma1.it wrote:
....
non lo capisci perchè:
a) sei un ingegnere ;-)
b) leggi troppi giornali stranieri e poco quelli italiani
c) non ascolti quello che diciamo ai convegni
d) il nesso non è evidente....
Scherzi a parte, hai ragione, il nesso non è evidente. Ma io e
te dobbiamo ragionarci, anche con gli altri, soprattutto se ci
piace Ahref e stimiamo Luca e Kettmeier (auguri!)
Uno dei nessi possibili è questo: LIbero e Il Riformista sono
stati in prima fila con altri giornali, giornalisti ed editori
a dare addosso a Google News, a Google Books, a blog e siti di
condivisione ritenendo che non sia lecito nè indicizzare le
loro risorse editoriali per farle trovare agli utenti, nè
tantomeno la rirproduzione per intero di articoli
giornalistici per una presunta lecita interpretazione
restrittiva del diritto d'autore. Io e te, che queste cose le
insegniamo da dieci anni, sappiamo che il diritto d'autore è
un monopolio temporaneo concesso agli
autori/editori/stampatori per favorire il bene pubblico, la
crescita sociale e culturale e garantire adeguati ritorni agli
investitori/produttori di opere dell'ingegno. Lo stato è
garante di questo patto attraverso la legge.
Ora, gli stessi che tuonano contro l'illecita condivisione dei
loro articoli, pigliano un sacco di soldi dal finanziamento
pubblico ai giornali, soldi che vengono da leggi specifiche e
dalla fiscalità generale, cioè dalle nostre tasse. E se ne
approfittano. A parte il fatto che l'illecito commesso dal
plurindagato editore senatore Antonio Angelucci, va punito,
direi che il nesso è questo: se vogliono i soldi del
finanziamento pubblico ai giornali, smettano di strepitare
quando si riproduce un loro articolo (spesso per fini di
critica, satira e informazione). E' un modo indiretto per noi
che lo paghiamo di rientrare nelle spese che sosteniamo per
farli sopravvivere, anche quando sono brutti, orientati e
politicamente scorretti come Libero e Il Riformista. Il thread
è aperto.
ciao
**********************
“The Net interprets censorship as damage and routes around
it.”
– John Gilmore
-----nexa-bounces@server-nexa.polito.it ha
scritto: -----
Per: nexa@server-nexa.polito.it
Da: "J.C. DE MARTIN"
Inviato da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it
Data: 31/03/2011 11.52AM
Oggetto: Re: [nexa] Contributi pubblici ai giornali: la
sentenza Agcom contro LIbero e Il Riformista
Grazie, Arturo, ma non capisco in che modo
la notizia si relazioni al tema di questa lista.
juan carlos
On 31/03/11 10:27, a.dicorinto@uniroma1.it
wrote:
Feltri, Belpietro, Cappellini NON erano
legittimati a ricevere finanziamenti pubblici...
in molti di noi lo sospettavano, l'Agcom lo conferma.
Chissà perchè non mi dispiace per niente....
ciao...
"La sentenza Agcom del 9 febbraio scorso lasciava ben
pochi dubbi, e ieri al dipartimento per l'Editoria di
palazzo Chigi non hanno potuto far altro che prenderne
atto. Antonio Angelucci e il gruppo Tosinvest dovranno
rinunciare a tutti i contributi pubblici per
l'editoria incassati o richiesti negli ultimi cinque
anni. Una cifra che in totale supera i 40 milioni di
euro, di cui circa la metà già incassati nel 2006 e
nel 2007.
L'Authority presieduta da Corrado Calabrò ha accertato
al di là di ogni ragionevole dubbio che gli
imprenditori romani sono di fatto gli editori sia di
Libero (direttori Feltri e Belpietro) che del
Riformista. La commissione tecnica che si è riunita
ieri a palazzo Chigi ha perciò deciso che i due
quotidiani perdono il diritto ai contributi dal 2008
al 2010 e dovranno restituire i contributi incassati
nel 2006 e nel 2007. La legge 416/81, infatti,
consente il sostegno pubblico solo a una testata per
ciascun editore. La destra non è nuova a «furbate» di
questo tipo"
Continua qui: http://www.ilmanifesto.it/il-manifesto/in-edicola/numero/20110330/pagina/08/pezzo/300254
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around it.”
– John Gilmore
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