Ottima discussione. Mi permetto di aggiungere un piccolo elemento, forse marginale, sulla questione dell'incostituzionalità. Il modello americano di judicial review prevede un sindacato diffuso e si esplica attraverso sentenze dotate di efficacia dichiarativa inter partes. In altre parole, *ciascun* giudice, ai fini della specifica controversia rimessa al suo esame, è investito del potere di disapplicare (sia pure non di annullare) la norma ritenuta in contrasto con la Carta fondamentale. La diversa valenza di una decisione della Corte Suprema deriva dal principio dello stare decisis, che – vincolando i giudici inferiori a conformarvisi – le attribuisce, di fatto, efficacia costitutiva (di annullamento) erga omnes. Più rilevante è l'altra obiezione di Andrea Glorioso: trattandosi di una decisione cautelare, il giudice Leon si è limitato a riscontrare il fumus di incostituzionalità, ma non si è spinto – perché non rientrava tra i suoi compiti – sino ad accertarla. Insomma, sostenere che Leon abbia dichiarato l'incostituzionalità è un peccato, ma non un peccato mortale. Molte scuse per l'abuso di latinorum e buone feste a tutti, MT On 22/dic/2013, at 12:43, Carlo Blengino wrote:
Ho avuto la stessa reazione di Andrea alla lettura del comunicato, e trovo rischioso "forzare" un dato attribuendogli informazioni ultronee per sostenere la propria tesi, per quanto importante e condivisibile sia la tesi. La costituzionalità o meno dell'attività dell'NSA (quale poi, che mille e differenti sono i trattamenti attuati su differenti contenuti) è forse il punto focale dell'intera vicenda: se l'attività delle Agenzie è una patologia, la si cura e una qualche terapia si trova, se è "legale" e fisiologica, allora siamo davvero inguaiati male. Temo che sul punto occorra esser cauti e precisi. Quoto le perplessità di Andrea. Buon natale. C.
Inviato da iPad2
Il giorno 22/dic/2013, alle ore 08:26, Andrea Glorioso <andrea@digitalpolicy.it> ha scritto:
Caro Juan Carlos,
succede molto raramente che io sia in disaccordo con te, ma temo ahimé che questa sia una di quelle occasioni.. :)
2013/12/19 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it> Caro Andrea,
lascio ad esperti di diritto USA commentare in merito all'effettivo rilievo della sentenza (anche se a spanne un giudice federale del distretto di Columbia direi che conti non poco), e mi limito invece a osservare due cose.
Sulla sostanza della sentenza attendo anche io ulteriori commenti da parte di partecipanti più esperti di diritto USA. Per stimolare la discussione, rimando ad alcuni interventi d'oltreoceano: Steve Vladeck (sull'effettiva necessità di analizzare il profilo costituzionale del programma NSA sotto esame): http://justsecurity.org/2013/12/17/constitutional-holding-klayman-wasnt/ Orin Kerr (sull'affermazione del giudice Leon che il precedente costituzionale Smith v Maryland non è applicable): http://www.volokh.com/2013/12/16/preliminary-thoughts-judge-leons-opinion/ Paul Rosenzweig (idem): http://www.lawfareblog.com/2013/12/the-lynchpin-of-the-meta-data-opinion/ Benjamin Wittes (idem, ma con delle considerazioni interessanti su ciò che ci si può ragionevolmente attendere da un "district judge" v una corte suprema / costituzionale...): http://www.lawfareblog.com/2013/12/thoughts-on-judge-leons-section-215-opini... Dianne Feinstein (dichiarazione pubblica a seguito della sentenza, in cui la senatrice ricorda che poche settimane fa, un giudice distrettuale della California - Miller - sentenziò che il medesimo programme dell'NSA *non* viola il quarto emendamento della Costituzione USA): http://www.feinstein.senate.gov/public/index.cfm/press-releases?ID=77de634e-... (dato che ci ho messo un bel po' a rintracciarla, spero di fare cosa gradita fornendo anche il link alla sentenza del giudice Miller: http://legaltimes.typepad.com/files/moalin-ruling.pdf, pp 9-14) Adesso passiamo ai punti di disaccordo...
La prima è che è del tutto normale, a mio avviso, che una NGO si attivi in questo modo nello spazio simbolico della sfera pubblica. Non sono (e non devono essere) notai che registrano i fatti solo quando arrivano all'equivalente della Cassazione: sono attori che devono plasmare il pubblico dibattito, muovendosi in quello spazio, sempre piuttosto largo, delle cose in divenire (anche nella percezione comune). Così non fosse, per quello che mi riguarda potremmo anche fare a meno delle NGO, sarebbero pressoché inutili.
Non ho alcun problema che NGO o altre organizzazioni si attivino nello spazio simbolico della sfera pubblica... anzi.
Ma proprio perché questi attori - ACLU o altri - plasmano il pubblico dibattito, spesso in misura significativa, sono fermamente convinto che abbiano una responsabilità particolare nel riportare in maniera la più accurata possibile.
Sostenere che la sentenza in questione "[declares] the NSA surveillance program unconstitutional" non è, a mio parere, un'opinione politica legittima; né, per come è formulato, è un desiderio; è semplicemente una falsità, per i motivi già espressi (il giudice Leon non ha il potere per emettere dichiarazioni di incostituzionalità; almeno un altro giudice al suo medesimo livello ha espresso un opinione esattamente opposta; in ogni caso, il giudice Leon si è espresso sulla potenziale incostituzionalità per giustificare una misura cautelare, essa stessa sospesa in attesa di appello). Il direttore dell'ACLU avrebbe potuto semplicemente scrivere "[declares] the NSA surveillance as *probably* unconstitutional". Una sola parola, ma una bella differenza.
La questione per me è se sia o meno accettabile che attori come ACLU dicano il falso per avanzare un'agenda politica (che io sia o meno d'accordo con tale agenda politica è secondario). Ci sono due rischi che vedo nell'accettare questo approcio.
Il primo è che a questo punto non si capisce quale sia lo standard comune a cui devono attenersi tanto le pubbliche autorità (governo USA / NSA in questo caso) quanto NGO come ACLU. L'NSA è stata molto criticata, a mio parere giustamente, per alcune acrobazie semantiche (vedi https://www.eff.org/nsa-spying/wordgames). La stessa critica va mossa se la acrobazie semantiche arrivano da altre parti.
Il secondo è che il ricorso a queste tattiche rende estremamente difficile il compito di chi, nel governo / pubblica amministrazione, è chiamato ad analizzare, valutare e spesso contemperare posizioni differenti, provenienti da ACLU come da organizzazioni diametralmente opposte. In soldoni, se un'organizzazione come ACLU si comporta né più né meno come il più navigato lobbista sulla piazza, perché - tenendo conto che il pubblico funzionario ha l'obbligo di limitare il più possibile le proprie opinioni personali - le posizioni dell'ACLU dovrebbero avere più peso di quelle di coloro che vogliono mantenere i programmi dell'NSA vivi e vegeti?
Queste per me non sono astratte discussioni semantiche, al di là del fatto che come diceva Moretti, "chi parla male, pensa male e vive male". :) Sono domande con cui mi devo confrontare ogni giorno a lavoro - e come me, immagino, molti altri.
Non penso ingenuamente che si possa mai trovare la "verità" (e non sono certissimo che esista in ogni caso...) nel mondo complesso in cui viviamo. Ma è proprio questa complessità a doverci spingere alla ricerca di chiarezza logica e semantica.
La seconda osservazione è che la sentenza del Giudice Leon ha prodotto un editoriale ufficiale del NYT, anch'esso passato in lista e che si conclude così (enfasi mia):
"Though the ruling is limited in those respects, it is an enormous symbolic victory for opponents of the bulk-collection program, and a reminder of the importance of the adversarial process. For seven years, these constitutional issues have been adjudicated under “a cloak of secrecy,” as Judge Leon put it. Now, that cloak has finally been lifted in a true court of law."
Se dopo un editoriale simile del NYT, non esattamente un giornale "movimentista", il direttore ACLU non dicesse quello che ha detto, ci sarebbero gli estremi per chiederne il licenziamento in tronco :-)
Scusa, ma davvero non riesco a capire il nesso tra quel che scrive il NYT e quel che scrive (o si suppone debba scrivere) l'ACLU.
Grazie per la discussione (che spero continui),
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