Su Twitter è nata una discussione tra alcune persone (tra cui Fabio
Chiusi,
Andrea Glorioso e il sottoscritto) in merito a questo articolo di
Morozov
pubblicato su "La Lettura" del Corriere della Sera:
http://lettura.corriere.it/cospirazionisti-e-negazionisti-l%E2%80%99invasione-delle-bufale-online/
Inizialmente, la discussione era stata stimolata anche da questo
intervento di Mantellini,
"Internet e conservazione":
http://www.mantellini.it/?p=17516
che cita, oltre al resto, anche l'intervento di Morozov.
Twitter, però, è uno strumento assolutamente inadatto a condurre
discussioni,
mentre le mailing list sono fatte apposta - per cui eccomi qui.
In breve: io, che in genere trovo le analisi di Morozov mai banali
e a volte penetranti, questa volta mi dichiaro molto deluso.
L'articolo di Morozov per il Corriere, infatti, ha a mio avviso due
gravi difetti.
Il primo difetto è il presentare l'esistenza di informazioni
infondate online
come un grave problema sociale al quale bisogna porre urgentemente
rimedio.
Non porta alcuna evidenza, però, ne' della gravità ne' dell'urgenza:
dice solo che
c'è chi crede X e Y e che ciò non va bene. Ne' peraltro affronta
l'aspetto
del passaggio da offlne a online: c'è una qualche evidenza
che con l'avvento di Internet il numero di persone con credenze
"poco scientifiche" (v. dopo) sia aumentato? Non si sa, e in realtà
pare
che non si ponga neanche il problema.
Ad ogni modo, Morozov poi procede - e siamo al secondo difetto - a
identificare
il momento clou da cui scaturisce il "problema":
Chi oggi avvia una ricerca su Google o Bing per verificare se «il
riscaldamento globale
è reale» o se «vaccinare è rischioso» o «chi è stato l’artefice
degli attacchi dell’11 settembre»
è a pochi clic di distanza dall’aderire a una di queste comunità.
"E' a pochi clic di distanza dall'aderire a una di questa comunità"
?!
Caspita, che visione deprimente degli esseri umani, sostanzialmente
dei babbei
che non sanno resistere a un link se per caso gli compare sullo
schermo....
Ad ogni modo, cosa suggerisce Morozov come possibili soluzioni al
problema
da lui identificato come sopra? Due possibilità.
Numero 1:
"Una è quella di addestrare i browser a segnalare le informazioni
sospette.
In questo modo ogni volta che un’affermazione come «la
vaccinazione porta all’autismo»
appare nei browser, verrebbe evidenziata in rosso — magari
accompagnata da un avviso
che consiglia di cercare una fonte più autorevole. Si dovrebbe, a
questo fine, compilare
un database delle affermazioni discutibili, a cui andrebbero
opposte le ultime opinioni
della scienza"
Numero 2:
"Un’altra opzione — che non esclude necessariamente la prima — è
quella
di spingere i motori di ricerca ad assumersi maggiori
responsabilità nei confronti degli
indirizzi Web che propongono, e a esercitare un controllo
editoriale maggiore nel presentare
i risultati di ricerche su argomenti come «riscaldamento globale»
o «vaccinazione». [...]
In questo modo, quando il risultato della ricerca fosse tale da
indirizzare gli utenti a siti
gestiti da pseudoscienziati o teorici della cospirazione, Google
potrebbe far apparire un
banner rosso che li invita a esser cauti e a consultare un elenco
di risorse autorevoli
prima di trarre conclusioni.
Innanzittutto, confesso che nonostante abbia letto e riletto
l'articolo, non riesco a capire
la differenza tra le due opzioni.
Ad ogni modo mi sembra di poter dire che alla fine la proposta di
Morozov è la seguente:
determinati risultati di ricerca dovrebbero venir "flaggati"
(banner rosso, bandierina, ecc., insomma una "lettera scarlatta"
alla Hawthorne)
dal motore di ricerca per segnalare all'utente che il loro
contenuto è "sospetto"
(è l'aggettivo usato da Morozov).
Le due parole chiavi sono "determinati" e "sospetto".
Come viene fatta la scelta? Con quale meccanismo un sito si guadagna
(o perde) la "lettera scarlatta"? E cosa vuol dire "sospetto"?
Chi decide - e come - che un determinato sito contiene affermazioni
"sospette"?
Secondo me, formulata in questo modo, non c'è modo di arrivare a una
procedura che non si presti a clamorosi abusi di potere e a produrre
probabilmente molti più danni alla società di quelli (presunti) che
si vorrebbero
ridurre.
Voglio essere io, individuo, a giudicare le informazioni che leggo
online,
senza nessuno che me le pre-etichetti con giudizi di valore.
Tutt'altro discorso è interrogarsi sulla possibilità che un motore
di ricerca,
senza etichettare alcun sito come "sospetto" o "affidabile",
ovvero, senza
emettere giudizi di merito, in qualche modo migliori le
tecniche di ricerca esistenti
per facilitare l'autonomo formarsi di un giudizio da parte
dell'individuo.
Terreno non facile, ma su cui si può quanto meno riflettere,
sulla scia, per esempio, di Cass Sunstein.
Ma non è quanto propone Morozov col suo articolo.
OK, mi fermo qui, anche se una completa argomentazione della mia
posizione
avrebbe richiesto ulteriore spazio, ma per iniziare mi sembra che
possa bastare.
My 2 cents.
juan carlos