Chiedo scusa, forse sono stato un po' troppo diretto e sintetico nel mio intervento precedente. Per onestà intellettuale preliminarmente chiarisco che sono un sociologo è che pertanto la mia formazione è di tipo umanistico. Lo è pertanto anche il mio approccio, sociologico e filosofico, appunto. Non vorrei che il mio intervento fosse stato considerato critico nei confronti della persona o ingeneroso nei confronti di chi sta sostenendo un candidato "informale", testimoniando con questo l'indubbia apertura alla discussione che su questa nomina si sta verificando. E' assolutamente degno di nota il fatto che per la prima volta qualcuno possa esprimersi su una nomina governativa prima che questa avvenga, tentando anche di indirizzarla nella direzione ritenuta più giusta. Su questo non penso ci sia motivo di discussione nè, conseguentemente motivo di precisazioni da farsi. Analogo discorso vale per le eventuali incompatibilità giuridiche del candidato proposto -cosa su quale ho visto dissertare in un intervento precedente in riposta a Di Corinto. E' o sarà oggetto di verifica tecnica, "norme alla mano". Anche questo tema non penso sia significativo. Mi sembra più interessante la riflessione, (e in questo mi riallaccio all'osservazione di Arturo Di Corinto) sulle eventuali incompatibilità "politiche" (passatemi il termine). La tecnica, come la rete, o come qualunque espressione del genere umano non nè neutra nè tanto meno apolitica. Il solo mutare l'esito delle relazioni e/o il senso e significato delle stesse per effetto dell'introduzione di un "ex novo" (sia esso artefatto, manufatto, "tecnofatto" o di una semplice decisione regolamentativa ecc.) pone domande sul perchè e sulle conseguenze sociali dell'azione intrapresa. In questo senso intendevo chiedere quale fosse la linea programmatica del "candidato informale" proposto e in questo senso intendevo chiedere se vi fosse stata o meno una "autopromozione" della candidatura. Accanto ai curricula (che personalmente non amo, ma non mi permetto di discutere sapendo di essere assoluta minoranza...) auspicherei che ogni candidato esponesse la sua idea di come intende svolgere il mandato in questione, qualora nominato. E il "come" non può non fare riferimento ai "conflitti di interessi" che sarà chiamato a dirimere. Grazie per la pazienza Gianluca Giannelli 2012/5/14 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it>
Ovviamente se ne puo' parlare, di Stefano Quintarelli come di qualunque altro nome.
Vorrei pero' ricordare che finora nella storia della Repubblica per queste nomine, come per innumerevoli altre, la procedura è stata: nessuna procedura.
Ovvero, massimo potere discrezionale ai partiti (e agli interessi che con loro dialogano, quando non sono essi stessi diventati partiti policiti) nell'opacità più assoluta, se non per l'occasionale articolo di retroscena politico sui giornali. Niente nomi certi di candidati, niente curriculum, niente audizioni, niente pubblico dibattito, nessun confronto. Tutto si svolgeva (e in larga parte si svolge) in riunioni riservate, cene, corridoi, conversazioni a margine di convegni, ecc.
Questa volta, per la prima volta, diverse associazioni e persone, tra cui il sottoscritto su La Stampa, hanno posto un problema di metodo (peraltro già meritoriamente sollevato negli anni passati dai Radicali, anche se purtroppo senza risultati), facendo proposte concrete: deposito dei nomi dei candidati ufficiali con relativo CV, audizioni pubbliche nelle commissioni competenti, ecc.
Risposta dei partiti? Nessuna.
Intanto il tempo passa e il momento dell'elezione si avvicina.
Allora la società civile, per la prima volta, inizia a fare i suoi nomi. Quintarelli è il primo (se non sbaglio), ma immagino che anche altri seguiranno (me lo auguro).
Nomi che pero' non possono inserirsi in alcun processo formale, perché semplicemente non esiste alcun processo formale! (Il processo c'è, ma è "coperto", per usare un aggettivo di Alessandro Pizzorno - e comunque non formale).
Quindi invitiamo senz'altro Stefano Quintarelli e quanti altri vorranno candidarsi a dirci cosa vogliono fare, come la pensano di alcune questioni chiave, a darci il loro CV, eccetera eccetera.
Ma sempre ricordandoci che non c'e' strutturazione pubblica su cui appoggiarci. E ciò certamente non per colpa della società civile.
juan carlos de martin
On 14/05/12 15:19, Gianluca Giannelli wrote:
Scusate, se ne può parlare? intendo dire al di là di supporti o promozioni di candidature. Innanzitutto c'è una candidatura? se sì, con quale linea programmatica? Non vorrei che si riducesse al "mi piace" stile social network... Grazie Gianluca Giannelli
2012/5/13 <giulio.depetra@gmail.com>
Stefano Quintarelli alla Presidenza di Agcom sarebbe una fortuna per tutti quelli che credono nelle opportunita' che le tecnologie digitali possono offrire al nostro paese. Cosa si può fare per appoggiare questa candidatura? Giulio De Petra
Il giorno 13/mag/2012, alle ore 10:20, Marco Trotta < marco.trotta@gmail.com> ha scritto:
Domenica 13 Maggio, 2012 CORRIERE DELLA SERA © RIPRODUZIONE RISERVATA
Agcom, dal web spunta il candidato «tecnico» MILANO — Se mai dovesse riuscire, sarebbe la prima campagna per la presidenza di un'authority cominciata ufficialmente su Twitter e blog. Un passo avanti verso la trasparenza, quale che sia la preferenza individuale. Il caso è quello di Stefano Quintarelli (@quinta su Twitter), uomo "ombra" di molte delle iniziative di governo o parlamentari con la desinenza digitale, la cui candidatura alla presidenza sarebbe giunta sulla scrivania del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera. Quintarelli, ex imprenditore ora al gruppo Sole24Ore, è considerato persona competente un pò in maniera trasversale avendo lavorato con Pd, Pdl e Lega, ed era già tra i nomi in circolazione per una delle poltrone da consigliere di nomina parlamentare. Non tutti al ministero dello Sviluppo sembrano convinti della fattibilità di una candidatura «tecnica», dunque in linea con l'anima di questo esecutivo, ma nella sostanza semi-sconosciuta ai vertici dei partiti. In ogni caso il passaggio chiave rimane quello presso la presidenza del consiglio di Mario Monti, dove peraltro lavora Antonio Catricalà che pure avrebbe pensato alla possibilità di andare all'AgCom. Il tempo comunque ci sarebbe. Tutti i nomi emersi fino ad ora per la presidenza non sembrano avere chance, per un motivo o per un altro. Alle camere il dibattito sul dopo-Calabrò è previsto per la prossima settimana ma difficilmente il passaggio sarà definitivo, anche perché la norma sul restringimento dei commissari di nomina politica (da 8 a 4) è contenuta nel decreto sulle banche. Una presidenza tecnica sarebbe giustificata invero dalla sempre maggiore complessità dei temi da affrontare quali la transizione delle telecomunicazioni sul digitale, o la difesa del copyright sulla Rete, anche se il lodo politico delle frequente televisive rimane la partita più importante. Massimo Sideri Twitter: @massimosideri RIPRODUZIONE RISERVATA _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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