Senza voler per questo dare ragione a Tim Worstall nel merito, il suo essere un lobbista neoliberista non inficia alcune delle critiche fatte all'articolo del NYT.

In particolare, l'articolo del NYT sembra stabilire un nesso (non provato, se non inesistente) tra quota e potere di mercato. Inoltre, sul fatto che le dottrine antitrust sanzionino l'abuso di posizione dominante e non la posizione stessa, è difficile non essere d'accordo.

Infine, ma qui la posizione è molto soggettiva, mi pare l'articolo del NYT proponga tre soluzioni in ordine decrescente di radicalità: smembramento, regolazione, depotenziamento del safe harbour. La terza risposta mi suona come quella più suscettibile di raccogliere consensi...

Se la si accogliesse, bisognerebbe fare attenzione a non buttare il bambino con l'acqua sporca. Se, ad esempio, Google e Facebook potrebbero probabilmente ormai sopravvivere all'onere di un po' di monitoraggio attivo del rispetto del copyright online, non sono sicuro che player più piccoli non abbiano più bisogno di questo genere di porto franco.

My two cents,

Federico

Il 24/apr/2017 10:51 AM, "Francesco Nachira" <francesco.nachira@skynet.be> ha scritto:
E' interessante notare come le riflessioni dell'ottimo e documentato primo articolo citato abbiano colpito nel segno.
Guarda caso, il giorno successivo appare un articolo (il secondo citato), scritto da Tim Worstall Senior Fellow of the Adam Smith Institute * e lobbista, che senza conoscenze specifiche dell'argomento, che su commissione scrive di tutto: dal global warming, alle energie rinnovabili, trade... cerca di smontare le argomentazioni del primo articolo. Su Forbes si descrive: " I have opinions about economics, finance and public policy"
* The Adam Smith Institute (ASI) is a neoliberal (formerly libertarian) think tank and lobbying group based in the United Kingdom [da Wikipedia]

Personalmente penso che il continente europeo sia in una condizione di totale dipendenza rispetto ai monopoli citati nel primo articolo.
Elemento ancora più preoccupante è che si tratta di monopoli tecnologici di una potenza straniera, che raccolgono dati personali e grazie a questi sviluppano algoritmi e profili.
Se l'Europa volesse riacquistare la sua sovranità tecnologica sarebbe necessario allocare sostanziosi investimenti (quindi solo a livello europeo) per lo sviluppo di una alternativa - open source - per ognuna di tutte le piattaforme citate. Si tratterebbe di una decisione politica in controtendenza rispetto alle politiche fatte fino ad ora, che ci hanno condotto a questa situazione.

Qui gli articoli di un gruppo di lavoro ("investigate europe") che sta svolgendo una inchiesta specifica rispetto alla dipendenza di governi e amministrazioni pubbliche relativa a microsoft
http://www.investigate-europe.eu/en/new-investigation-europes-dire-dependency-on-microsoft/

Francesco Nachira


On 24/04/17 08:37, J.C. DE MARTIN wrote:
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