Ieri internet era composta solo di forum tossici, gattini e pornografia (è veramente così?); la mia provocazione è: desideriamo veramente questo internet anche domani? Non sarebbe preferibile un luogo dove ognuno ha la possibilità di esprimere la propria opinione davvero in modo libero e l'attenzione non è raccolta da pochi prepotenti (che siano tali mediante il codice che scrivono o le parole che utilizzano)? Eh no, non puoi sintetizzare con "Ieri internet ...", è come dire "in passato ..., una volta ..." Internet ha avuto tre fasi (senza considerare la quarta, quella pioneristica). La prima è quella della seconda metà degli anni novanta, la seconda va fino alla nascita dei social network, la terza è quella attuale. Ti riporto un tratto del bellissimo articolo di Giulio De Petra (che ringrazio per l'attestazione di stima di questa mattina) apparso, ormai quindici anni fa, nel numero zero della rivista "Il secolo della rete" [1]
"Alla fine degli anni 90 la speculazione convogliò sugli attori della nascente economia di rete risorse finanziarie enormi. Grazie ad esse una intera generazione di giovani toccò con mano l’utopia realizzata di nuovi paradigmi di produzione e di cooperazione, intrecciando relazioni cosmopolite e non trovando limiti apparenti alla propria capacità di invenzione e di autorealizzazione. L’economia di rete apparve a molti come un ricco pranzo di gala. Ma non fu solo illusione finanziaria. In quel contesto furono generate esperienze reali, si provarono capacità e talenti, gareggiarono sul campo vecchi e nuovi modi di produzione. I denari che la borsa riversò su quel mondo nascosero la necessità, la fatica ed i costi del conflitto - sociale, culturale, economico, simbolico, generazionale – come elemento necessario e non aggirabile del cambiamento. Il fallimento di quelle esperienza è stato generalmente letto come l’inevitabile fallimento di chi voleva sovvertire i “fondamentali” della economia (e della politica) tradizionale. In realtà in quel fallimento è possibile leggere l’anticipazione feconda di ciò che l’economia di rete potrebbe generare in termini di un progetto nuovo di organizzazione economica e sociale, fondato dalla larga disponibilità di una antica/nuova specie di beni comuni, la conoscenza, e di una antica/nuova forma di relazione produttiva, la cooperazione."
Questa era la situazione, potenzialmente dirompente (in positivo) nel 2005, in termini di conoscenza, cooperazione e non solo. Poi, sapete benissimo, nel 2005 quale azienda è sorta.
Ti ringrazio per il chiarimento, ho temuto da subito di essere stato troppo generico (volutamente e forse impropriamente provocatorio) su questo punto come sicuramente su molti altri. Non conoscevo il riferimento e da un quadro chiaro di come internet è cresciuto nel corso degli anni, grazie ancora.
Sulla prepotenza, beh, il discorso sarebbe lungo. Quando in un contesto sociale irrompono loro c'è poco da fare, bisogna abbandonare il posto. Un po' come negli anni bui del Novecento, quando le "menti aperte" sono fuggite, per costruire una società diversa altrove. Mi direte è un atteggiamento pusillanime, ma non tutti sono/siamo eroi o combattivi. C'è chi è stanco di lottare contro i mulini a vento.
Stamattina ho ascoltato il meeting organizzato da EFF sulla section 230 (https://invidious.snopyta.org/watch?v=GjRxVUkG4CY), quindi ho ripreso qualche riferimento a disposizione (https://www.eff.org/deeplinks/2020/12/section-230-good-actually & https://www.ilpost.it/carloblengino/2020/01/22/le-26-parole-che-hanno-cambia...). Evidentemente questo è un discorso molto complesso, nato in un ordinamento diverso, le cui conseguenze sono (e sono state) le più varie. La rete dovrebbe essere un luogo neutrale, ognuno dovrebbe avere il diritto di esprimere la propria opinione senza pregiudizi di sorta (che siano questi dovuti ad utilizzi impropri dei dati immessi, automatizzati o meno, o ad atti di terzi interlocutori, online o meno), quindi ogni agente dovrebbe essere responsabile delle propre azioni nel mondo reale come nella realtà online proprio perchè diversamente non si potrebbe sostenere la neutralità e la libertà di espressione stessa. Non cerco di determinare se il controllo o l'effettiva responsabilità degli utenti come dei provider debba essere imputata, e da chi: affermare che le dinamiche di internet implichino in modo strutturale la possibilità che si agisca senza rispetto o riguardo per il prossimo, in modo fisiologico, dal mio punto di vista è una pericolosa semplificazione. Essere diretti, dire o agire nella misura in cui sia anche possibile indurre del disagio (più o meno consapevole) nell'altro interlocutore è possibile nei limiti giurisdizionali dei casi di specie e in alcune occasioni può essere anche importante (in una discussione, chi si trovi a dover cambiare il proprio punto di vista dovrà spesso operare una rottura con le sue precendenti convinzioni e spesso è difficile che questo avvenga senza fatica ed impegno, quindi anche attraverso stimolazioni esterne di un certo peso). Ritengo che in ogni caso, non sia una pratica da preferire ad atteggiamenti che invece rispettino la sensibilità altrui. Online come nella realtà, ritengo essere validi questi principi, considero importante aggiungere queste considerazioni a quanto scritto sopra, per chiarificare ed anche affermare come le persone che desiderano essere il cambiamento, devono essere il cambiamento per prime e come anche in questo senso, si sia responsabili di come si agisce. Grazie, Davide
Antonio
[1] https://dicorinto.it/files/2008/07/isdr_n0.pdf _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa