Grazie moltissimo Enrico dei riferimenti. Il giorno dom 28 ott 2018 alle ore 18:53 Enrico Nardelli <nardelli@mat.uniroma2.it> ha scritto:
Chi programma, programma macchine stupide e rigide. Sono convinto che tutti possano imparare le basi dell'informatica, così come della matematica e delle altre scienze, e che avere queste basi sia una misura essenziale per la democrazia. Non penso però che l'informatica aiuterà a realizzare il "calculemus" di Leibniz ("dialogare in modo onesto e chiaro") anche se sono convinto che il suo studio, proprio perché forza al rigore che richiede la "macchina stupida e rigida", sia senza'altro utile.
Una macchina per cucire è stupida e rigida. Un computer è stupido. E' rigido? - Sì perché è una solo una calcolatrice molto sofisticata. - No perché possiamo programmarlo per rappresentare, attraverso calcoli, qualsiasi meccanismo concepibile. Da questa contraddizione nasce la nostra frustrazione di programmatori. Ma un buon 95% della complessità che affrontiamo ogni giorno nel nostro lavoro è totalmente accidentale (vedi https://en.wikipedia.org/wiki/No_Silver_Bullet ). E' una complessità che sarebbe evitabile e che ci portiamo dietro per ragioni storiche ed economiche (semplicemente siamo forse capaci di calcolare i costi di correggere tutto, ma non i benefici). Rimuovendo quel 95% di complessità evitabile, l'informatica diventerà molto più accessibile. Da decenni Niklaus Wirth, con Pascal prima e Oberon poi, affronta coraggiosamente questo drago. E anche Guido Von Rossum, con Python, voleva portare la programmazione alle masse: https://www.python.org/doc/essays/cp4e/ La mia visione si inserisce nel solco del loro lavoro. Intravedo un processo di coevoluzione: insegnando a tutti a programmare, creeremo una pressione economica e politica per creare sistemi più facili da programmare (e più sicuri ed efficienti)
La vera sfida è riuscire a portarsi appresso tutta la classe, e non solo i quattro o cinque più svegli/volenterosi. [...] Condivido totalmente l'approccio di iniziare il contatto con l'informatica in modo "non tecnologico", ma non dimentichiamoci che la tecnologia offre all'insegnamento dell'informatica enormi vantaggi. Cédric Villani, il matematico francese medaglia Fields ha detto che "È praticamente la sola disciplina che permette agli studenti di correggersi da soli”.
Sono d'accordo. D'altro canto "la tecnologia" è anche una potenziale fonte di distrazione per i bimbi meno motivati. Io credo che si ponga lo stesso problema che esiste con la matematica e la calcolatrice: prima impari come funziona il calcolo e poi usi la calcolatrice per farlo in fretta. Ho deciso per un'approccio non tecnologico per diverse ragioni. Non ultimo il fatto che molti di questi bambini hanno già un cellulare, che usano avidamente, ma non sanno come funziona. Io voglio stimolare il loro spirito critico, presente e futuro, mostrando che per capire come funziona quel cellulare non serve avere un cellulare. D'altro canto hai certamente ragione sulla programmazione come strumento di sperimentazione autonoma. Questa estate ho aiutato mia figlia a fare i tutorial di Scratch 2 (in realtà ha fatto quasi tutto da sola... io rispondevo solo alle domande quando non capiva qualcosa). E' stato utile, si è divertita, ma alla fine mi sono reso conto che non sapeva comunque nulla di come funziona il computer che stava usando. In queste 6 ore io voglio mettere in condizione i ragazzi di capire come funzionano i computer in modo che trovino Scratch limitato e noioso e vogliano loro stessi lanciarsi in cose più divertenti.
Il nostro progetto "Programma il Futuro" porta nelle scuole molto materiale facilmente usabile per l'insegnamento dell'informatica, anche da parte di insegnanti che partono da zero. È sufficiente un po' di buona volontà. Puoi provare a "contagiarne" qualcuno nella scuola di tua figlia. Ecco da dove partire https://programmailfuturo.it/come/come-partecipare
Sarà sicuramente mia cura contagiare gli insegnanti (e gli studenti) sia con Programma Il Futuro che con fare.polito.it. :-) Anzi se tu o altri amici nexiani avete ulteriore materiale in italiano da suggerirmi, ti (e vi) prego di non esitare. Ma voglio provare questo approccio non convenzionale (con il supporto della loro ottima maestra di matematica) perché riflettendo su questi temi (come ti dicevo, partendo dal materiale di programma il futuro) sono giunto alla conclusione che stiamo guardando l'educazione informatica dal punto di vista sbagliato. E se l'informatica fosse l'arte dell'informazione così come la matematica è l'arte di imparare? Se così fosse, l'educazione diventerebbe il suo scopo più nobile. D'altro canto, se tutti fossero capaci a leggere e debuggare un programma, sono convinto avremmo molti meno bug e sistemi più sicuri. IMO, cultura degli utenti e qualità (semplicità e sicurezza) dei sistemi informatici vanno di pari passo e si facilitano reciprocamente. Una simbiosi perfetta. ;-)
Ciao, Enrico
Ciao e grazie per la chiaccherata! Giacomo