Ciao Giovanni, La distinzione fra personale e privato mi sembra molto interessante (pur con tutti i limiti legati al fatto che stiamo parlando di dati e non di persone). Potremmo continuare ad esplorare questa metafora, ma credo che Carlo Blengino abbia sintetizzato magnificamente la mia posizione qui: https://www.ilpost.it/carloblengino/2021/01/18/il-paradosso-dei-social-parte... ``` Poiché la libertà di comunicare informazioni comprende anche quella di non comunicarle, se la rimozione di un contenuto da un social network è determinata da una scelta del gestore della piattaforma, tale scelta è pacificamente protetta dal diritto fondamentale alla libertà di espressione. Una norma che imponesse a soggetti privati di non rimuovere contenuti o che viceversa imponesse loro di cancellarne altri (al di là dei contenuti riconosciuti illegali) costituirebbe una inammissibile ingerenza dello Stato nella libertà di espressione degli utenti e in quella, identica, degli stessi gestori delle piattaforme di condivisione. ``` (al di là di questo passaggio, una bellissima lettura)
No, l'alternativa è che a tutti i fornitori di servizi di telecomunicazione venga impedito di applicare filtri o censure... che non siano impostati dagli utilizzatori stessi del servizio.
È un'obiezione fantastica, perché vedo chiaramente dove vuoi arrivare. Non credo però che si possa paragonare l'obbligo di lasciar passare pacchetti di un protocollo software al diffondere contenuti che non si condividono. Probabilmente perché i pacchetti possono essere usati per veicolare messaggi diversissimi, leciti ed illeciti, sacri e profani... mentre un messaggio specifico o un seccatore specifico non hanno ragione (se non prevista contrattualmente) di avere accesso ad un determinato server di mia proprietà. Però l'obiezione rimane splendida e credo che dovrò rifletterci con calma.
La fate troppo facile col self-hosting: non tutti sono in grado e vanno rispettati se si affidano a un servizio fornito da terzi
Non credo di avere insultato qualcuno, ma nel caso mi scuso. Tuttavia se non hanno (o non percepiscono) alternative, pur con tutto il rispetto per queste persone, è necessario aiutarle ad affrancarsi da questa dipendenza. Ed in questo credo che la storia delle tecniche di lotta alle tossicodipendenze ci possa essere d'aiuto nel pianificare strategie di affrancamento efficaci. C'è però un fatto da non sottovalutare: il passaggio da utente/succube/tossico a proponente/supporter/spacciatore non è neutro o scevro di responsabilità. Una cosa è usare Twitter (o Facebook o...), un'altra è invitare altri a farlo. Peggio ancora, costringere altri a farlo veicolando su tali canali comunicazioni istituzionali.
E il self-hosting può essere _tecnicamente_ ostacolato in mille modi da chi sa come farlo o ha adeguato potere per farlo.
Di fatto l'ostacolo maggiore è culturale. Insegna ad un uomo a pescare e... ;-) Giacomo