19.02.2011
Le rivoluzioni corrono sul Web
JUAN CARLOS DE MARTIN
Nell’estate del 2009 la «rivoluzione verde»
iraniana - poi tragicamente soffocata nel sangue - fu salutata
come la prima «rivoluzione Twitter». I giovani iraniani, infatti,
avevano attivamente usato lo strumento web Twitter sia per far
sapere al resto del mondo cosa stava capitando nelle strade di
Teheran - spesso battendo in tempestività colossi come la Cnn -
sia per coordinarsi tra di loro, scambiandosi con rapidità
informazioni e avvertimenti. Twitter - parola inglese che
significa «cinguettare» o anche «chiacchierare» - è un servizio
online lanciato nel 2006 che permette di pubblicare gratuitamente
e in tempo reale brevi messaggi - detti «tweet» - di al massimo
140 caratteri. I messaggi vengono letti automaticamente da tutti
coloro che hanno espresso interesse nella specifica persona che li
pubblica. Usare Twitter, quindi, è un po’ come abbonarsi a
ricevere «sms» di amici, celebrità, intellettuali, giornalisti,
riviste, politici e persino istituzioni: la Commissione europea,
per esempio, sta facendo un uso fresco e intelligente di Twitter.
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