Il potere della tecno-finanza
A fine marzo, in occasione della sua visita negli Stati Uniti, il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman (MbS) ha incontrato Bill Gates, Jeff Bezos e Satya Nadella. Sostenitore dell’indipendenza economica di Riad dal petrolio, l’esponente del regno arabo persegue obiettivi letteralmente visionari come attestato dal nome stesso del suo programma di sviluppo presentato nella primavera del 2016: “Vision 2030”. Tra i vari obiettivi di MbS c’è anche la costituzione di un fondo sovrano che ambisce a diventare il principale gruppo di investimenti privati del pianeta con la partecipazione di colossi stranieri tra cui il gigante nipponico Softbank.
Se grande è la confusione sotto il cielo di Mecca e di Medina, tutto può accadere: perfino che i dollari della principale petro-monarchia della Terra vengano orientati verso il settore strategico dell’high tech. Di questo, del ruolo delle grandi corporations tecnologiche, e di molto altro abbiamo parlato con Bruno Livraghi, enfant prodige della comunità finanziaria londinese e responsabile della sede britannica di M*** L***, prestigioso fondo speculativo statunitense. Cittadino italiano, Livraghi è approdato a London City a ventitré anni, dopo una laurea all’Università “Bocconi”. Corre il 1997, la fulminante stagione della New Economy è alle porte, e Bruno consuma il battesimo del fuoco proprio in quello scorcio di fine secolo segnato dall’irresistibile ascesa e dalla fulminante caduta dei Signori del Nasdaq.