On 19/10/2019, Diego Giorio <dgiorio@hotmail.com> wrote:
Mah, in linea generale sono d'accordo, ma non credo (spero) che un singolo episodio possa/debba variare la profilazione generale [...] E' quindi interesse di tutti, profilatori in primis, scartare i dati fuori schema.
Al contrario! :-D Stai proiettando l'esperienza umana di profilazione di un soggetto, necessariamente sintetica, con quella automatica effettuata da un software statistico (impropriamente detto machine learning). Ogni click veicola una quantità enorme di dati relativi all'utente. Già in sé stesso (ora, luogo, identità, pagina di provenienza, contenuto richiesto etc) cui si aggiungono le informazioni deducibili dal contesto in cui viene effettuato. Da questi dati è possibile dedurre alcune informazioni CERTE: l'ora, il luogo, l'identità per esempio. Se ci limitassimo a questo tipo di informazioni, allora avresti ragione. Ma dai dati raccolti è anche possibile trarre informazioni PROBABILI. E qui la questione si fa più interessante. Prendiamo il caso del video del Papa. Immaginami come un nodo in un grafo: il mio click sul link permette di stabilire una serie di archi che mettono in relazione la mia identità (il mio utente/profilo) ad alcuni concetti: "cattolico", "informatico", "ateo devoto", "anticlericale", ciascuno con una probabilità diversa. Quelle relazioni/archi prima del click non erano presenti nel grafo, ora esistono. Ma non sono tutti uguali: ciascuno ha un "peso" diverso. Come viene inizializzato questo peso? Sulla base del peso che archi che collegano persone simili a me a quegli stessi concetti. E come faccio a sapere quali persone sono simili a me? Semplice: sono simili a me le persone collegate a molti degli stessi concetti e con pesi simili. Ad ogni click il profilatore arricchisce il proprio profilo, correggendo minuziosamente la probabilità della nostra relazione con un certo concetto. In questo modo è possibile distinguere per esempio cattolici da anticlericali. E' possibile distinguere il consumo critico di una notizia (o di una fake news) dal suo accoglimento acritico. Ogni singolo click dunque è fondamentale per il profilatore che non cancellerebbe MAI informazioni "fuori schema" (le quali per altro sono LE PIU' INTERESSANTI) anche perché, il profilatore è un software con bias (ovvero bacato), non una persona con uno schema in mente. Se è vero che l'intelligenza artificiale non è intelligente affatto, non bisogna comunque sottovalutare la sua potenza computazionale: i modelli predittivi che è in grado di determinare possono essere estremamente articolati e precisi. E in Google non hanno problemi di spazio su disco. ;-) L'interesse del profilatore è conservare ogni singolo bit registrato, traendone ogni possibile deduzione oggi ma preservandolo anche per quando la tecnologia permetterà di dedurre ulteriori informazioni da quel bit.
La profilazione, quella fatta bene, è molto complessa e, pur con le condivisibili attenzioni suggerite, non è facile sfuggire
Oh beh, ma noi ormai siamo fottuti. Alla nostra età, non si tratta di sfuggire ma di ridurre il danno. Sia a livello individuale che sociale e politico. Tuttavia la nostra consapevolezza (quando c'è) deve essere utile alle nuove generazioni per evitare i nostri errori. Ne va della loro autonomia. Ed una volta che sai come funziona il sistema, sfuggire al suo controllo non è poi così difficile. Da un lato bisogna minimizzare la diffusione di informazioni reali, dall'altro bisogna diffondere informazioni sbagliate, creando archi in quel grafo che non esistono nella realtà.
perchè gli indizi più probanti sono i canali a cui si è iscritti, i siti preferiti, le mailing list (questa compresa), le reazioni e condivisioni sui social e così via,
Ragioni come un essere umano. ;-) Certamente le nostre comunicazioni pubbliche vengono usate per costruire ed arricchire quel grafo. Ma queste comunicazioni pubbliche sono parte della nostra percezione consapevole di ciò che siamo. Con un click veicoliamo anche aspetti della nostra personalità di cui non siamo consapevoli o che non vorremo condividere con altri. Trattandosi di una novità nel nostro processo evolutivo, non percepiamo il rischio connesso ad un click. Un click ci appare come un atto privato, che avviene nel chiuso delle nostre mura domestiche. Ma non è così.
tutte cose alle quali non è facile rinunciare, anche per non perdersi notizie di proprio interesse.
Nessuno dice di rinunciare a nulla. Si tratta semplicemente di usare senza farsi usare. Cosa relativamente semplice (ma potrebbe esserlo molto di più) se si conosce il funzionamento del sistema. Purtroppo da un lato abbiamo utenti che credono ingenuamente di usare un sofware cui "non è facile rinunciare" e dall'altro aziende che investono denaro, capacità e competenza alla loro addomesticazione attraverso tale software. Ed il primo passo, naturalmente, è convincerle di non poter fare a meno del software in questione. Giacomo