Mi sono convinto, dopo un'attenta rilettura del documento, che ADI (l'agenda dell'Italia digitale) sia una grandissima opportunità per il nostro Paese, il compendio delle delle riforme di cui parla Renzi. Infatti quel documentoprevede interventi rivoluzionari nei seguenti settori: identità digitale, PA digitale /open data , istruzione digitale, sanità digitale, divario digitale, pagamenti elettronici e giustizia digitale. Ma sono anche certo che le resistenze corporative, da un lato, e l'ignoranza tecnologica delle persone che contano, dall'altro, agiranno nella direzione di mettere quel progetto nel cassetto, come chiaramente dimostrato dal fatto che il documento è vecchio di oltre due anni ed è stato completamente ignorato. Insieme a Marco Mezzalama, Roberto Borri e Marco Ciurcina, sto scrivendo una lettera alla direttrice di AGID (l'agenzia che deve attuare ADI), perchè avvii il progetto affrontando subito un serio studio di definizione delle specifiche tecniche. Questo studio dovrà coinvolgere il ministeri competenti, le regioni e i comuni più importanti. Non facile, ma attuabille, pur di accettare quello che per noi è un principio fondamentale. A noi pare evidente che l'unica strategia ragionevole per raggiungere gli obiettivi dell'Agenda Digitale Italiana debba essere basata sul'adozione della logica e degli strumenti del software libero, soprattutto per quanto concerne il software "custom", ossia l'insieme dei programmi applicativi. Ad esempio, non ha senso, per ragioni economiche oltreché funzionali, che ogni Comune si costruisca il proprio programma di gestione dell'anagrafe, tanto più che l'Agenda Digitale Italiana giustamente auspica la creazione di una anagrafe nazionale della popolazione residente e la produzione degli strumenti per la definizione dell'identità digitale.Inoltre, le funzionalità attuate dai programmi applicativi della Pubblica Amministrazione devono poter essere modificate con continuità, in funzione delle variazioni imposte dall'aggiornamento delle leggi relative e dalla introduzione di nuove norme. Pertanto i codici sorgente dei programmi applicativi della Pubblica Amministrazione dovranno essere sempre disponibili per l'attuazione rapida delle modifiche necessarie. Proviamoci ancora, ragazzi!!!!!!!!!!!!!! Raf Il 25/08/2014 09:59, Maurizio Grillini ha scritto:
Mio modestissimo parere: e' essenzialmente un problema culturale e bisogna affrontarlo nella scuola e nei corsi di alfabetizzazione informatica. Un comune o una provincia che decide di passare al software libero mentre finanzia corsi di word/excel/windows "perche' tutti usano quello" si lancia un boomerang sui genitali... Se nel 2003 il comune di Monaco di Baviera annuncia un piano di migrazione e da allora ad oggi ha acquistato programmi specifici proprietari, nelle scuole hanno continuato a insegnare Windows, Word e Visual Studio e nei negozi a vendere solo Microsoft, il piano di migrazione sara' indigesto a tutti e oneroso per l'amministrazione, che dovra' stanziare soldini per la formazione ai dipendenti. Un piano di migrazione deve tenere conto di tutto questo, informando i cittadini, appoggiando la formazione "indipendente" e usando la testolina quando sgancia i soldi per finanziare la formazione. E soprattutto acquistare solo software platform-independent e libero. Maurizio
Il giorno 22 agosto 2014 10:49, Norberto Patrignani <norberto.patrignani@polito.it <mailto:norberto.patrignani@polito.it>> ha scritto:
Caro Raf, condivido pienamente. Dato che anche il Comune di Torino ha lanciato la migrazione a software libero, come Accademia dell'Hardware e Software Libero di Ivrea ci stiamo chiedendo se non fosse il caso di contribuire, come associazioni dedicate al software libero, a pubblicare un qualche documento che possa aiutare le pubbliche amministrazioni che fanno questa scelta ad affrontare le criticita' della migrazione, linee guida per la migrazione, etc. Norberto
Il 22/08/2014 10:23, meo ha scritto:
Cominciano dal titolo dell'articolo che è sbagliato. Avrebbe dovuto essere: "alcuni politici criticano la scelta del Comune". E proseguo: 1. Non è vero che la produttività si abbassa. Certamente, quando mi collego al sito del Ministero per trasmettere dati di ufficio e scopro che è obbligatorio "Internet Explorer", per cui devo caricare i dati su chiavetta e passare al computer di un amico, la mia produttività si abbassa, ma di molto poco. L'abbassamento della produttività è una favola inventata da IDC in quella famosa ricerca sul "Total Cost of Ownership" finanziata da Microsoft e riproposta dai lobbisti nostrani. 2. Comunque, non è la stessa cosa, dal punto di vista dell'economia nazionale, spendere soldi per licenze e spenderli per consulenze a ragazzi italiani che ti spieghino che l'iconona che era in alto a sinistra ora è in basso a destra. 3. La rapidissima evoluzione tecnologica degli ultimi anni ha cambiato radicalmente le leggi dello sviluppo economico che non è più basato sulla competizione, ma sulla collaborazione. I grandi guru dell'economia e della politica non lo hanno compreso. Il software libro è il simbolo di questa rivoluzione. Con buona pace dei lobbisti internazionali e nostrani. Raf
Il 22/08/2014 08:43, Diego Giorio ha scritto:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/08/21/monaco-il-comune-pensa-di-tornare...
In effetti, pur utilizzando ampiamente Linux a casa, ed utilizzando molti programmi open source anche sul lavoro, riesco difficile immaginare di far migrare i nostri uffici ad un sistema totalmente open.
Saluti a tutti
Diego
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