On Mon, 14 Sep 2020 09:04:19 +0200 Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it> wrote:
In data lunedì 14 settembre 2020 00:15:49 CEST, Giacomo Tesio ha scritto:
E rimane ancora da verificare se il termine "hacker" sia ormai irrimediabilmente compromesso, incapace di acquisire un significato universale, indipendente dalla cultura statunitense.
In tal caso bisognerà trovare un'altro significante.
Come cambieresti l'oggetto del thread? "Ci sono ancora ragazzi curiosi, intelligenti, creativi ed amanti della condivisione della conoscenza tra i giovani d'oggi?" può andare? m.c.
Splendida domanda! Ma temo di non saperti rispondere... Intelligenza e creatività sono interpretazioni esterne del nostro comportamento, effetti (al limite) dell'applicazione sistematica dei nostri valori. La Comunione[1] della conoscenza (e degli strumenti necessari ad accrescerla) è certamente uno dei pilastri etici di un hacker. Consapevoli dell'essere limitati nel tempo, nello spazio e nell'intelligenza, seminiamo insieme per raccogliere insieme. Tuttavia questo valore NON è preponderante rispetto agli altri due pilastri etici che caratterizzano il comportamento hacker e si integra in un equilibrio dinamico con essi. Gli altri due pilastri dell'etica hacker sono libertà ed onestà intellettuale[2], ma costruire una perifrasi che esprima questo equilibrio dinamico di valori guidato (e fondato) dalla curiosità, non è affatto facile. Ci penserò. (ma sono felicissimo di ricevere suggerimenti!) Giacomo 1) non è sufficiente condividere, serve "comunicare", mettere in comune, la conoscenza proteggendola dagli egoismi individuali come patrimonio dell'Umanità. 2) "Verità" suonerebbe molto meglio di "onestà intellettuale", ma presuppone che questa sia conoscibile, mentre la curiosità presuppone ignoranza: è la curiosità che ci rende "sapiens sapiens", l'ignoranza che vogliamo colmare, non ciò che crediamo di sapere. Inoltre l'aggettivo delimita l'applicabilità del nome: l'efficacia con cui gli hacker seguono le convenzioni mainstream è molto variabile.