Buongiorno! Solo poche domande: Domande più ottimiste Imparare ad imparare? A quale scopo? Attendere la manna dal cielo o rimboccarsi le maniche? Domande più realiste I soldi ci sono sempre per chi ci devono essere (alcuni sprechi anche?) ? Ed intanto ci lasciamo scoraggiare? Ci sono le strade "facili" che non coincidono con le strade dei VALORI? Alcune conclusioni? Se ci ispira il BENE COMUNE tutto può tradursi in SPERANZA, non è così? Perdonatemi per le mie solite domande e ad maiora Agata leslie.cameroncurry@gmail.com wrote on 15-gen-2012 1.51
A: "agatalotauro@libero.it"<agatalotauro@libero.it> Cc: <giorgio.ventre@unina.it>, <nexa@server-nexa.polito.it> Ogg: Re: [nexa] R: R: Repubblica (Simone): "Se a scuola Internet rende stupidi"
Mi inserisco nella discussione in quanto docente di scuola secondaria interessato all'insegnamento tramite "internet". E mi scuso se l'intervento è prolisso.
In generale ho una specie di irritata prevenzione nei confronti di chi sostiene che internet è "una moda", che peggiora le menti dei ragazzi e altre cose del genere. In questo caso ho contenuto le reazioni di "pancia" e ho messo da parte la prevenzione, anche se continuo ad avere dei dubbi e delle domande. Premetto anche che non ho letto Carr, e che mi riprometto di farlo. Alcune cose venute alla mente leggendo l'articolo.
1. perché continuare a descrivere internet nei suoi pericoli - veri o presunti che siano? 2. da quanto tempo, con quale diffusione, in quali ordini di scuola "internet" è usato come strumento didattico? Solo per capire la base empirica delle ricerche che dimostrano i danni di internet nelle giovani menti. 3. per quanto riguarda la scuola italiana, non credo che Raffaele Simone abbia vere ragioni per preoccuparsi. Nella pratica didattica dei docenti, internet appare del tutto occasionalmente, con poca conoscenza degli aspetti piu' elementari del web che sia usability o tag o cloud computing o open source o opencourseware o costruzione sociale della conoscenza. Per quanto vale l'esperienza di un singolo, in quasi 15 anni di insegnamento corrispondenti a circa 25 scuole superiori, ho lavorato su Linux in una sola scuola. 4. se Raffaele Simone vuole temere qualcosa, mi permetterei di suggerirgli proprio questa assenza di competenza che di fatto lascia le "giovani menti" a vagolare su Facebook, Netlog a condividere le foto dell'ultima serata passata a ubriacarsi in birreria per fare colpo sull'altro sesso. Insomma, mi pare che da qualche parte si faccia confusione fra il modo in cui i ragazzi vivono su internet, la loro mancanza di strumenti concettuali ed euristici adeguati per cui possono apparire "menti danneggiate da internet" e l'uso didattico di "internet", dei "tablet", che se usati con competenza danno degli strumenti di difesa intellettuale, di promozione etica e di consapevolezza pubblica. Esattemente come accade per i libri cartacei, che se usati unilateralmente possono generare ignoranza e odio. 5. Detto ciò, è probabile che tablet, internet, LIM rischino di decadere a moda commerciale o di essere una mossa demagogica per far sembrare che "la scuola italiana è al passo con i tempi e prepara i giovani al futuro". Forse il MIUR spenderà qualche soldo per finanziare qualche progetto in qualche istituto "guida" o "campione", ma la voce di spesa davvero importante per capire la volontà di un governo - aggiornamento degli insegnanti - sarà pari a zero. E la mentalità degli insegnanti resterà quasi immutata almeno fino al pensionamento di massa che avverrà chissà quando e perciò si continuerà a usare la LIM come una lavagna a colori, internet come una bacino di pagine da stampare e fotocopiare, wikipedia come fonte di tutti i "taglia e incolla" e così via. E così si realizzerà la profezia espressa negli studi che oggi sostengono che internet non serve per imparare e insegnare.
Leslie Cameron-Curry leslie.cameroncurry@gmail.com ========================
Il 13 gennaio 2012 18:55, agatalotauro@libero.it <agatalotauro@libero.it> ha scritto:
Le scuole (così come le università) hanno pochissime risorse. Da sempre mi sono fatta delle auto-iniezioni e le tecnologie me le trovo da sola, come umanamente posso, facendo risparmiare anche il MIUR. Si fa quel che si può, ovviamente. Perdonami se la penso così!
Agata
----Messaggio originale---- Da: giorgio.ventre@unina.it Data: 13-gen-2012 18.46 A: "Stefano Quintarelli"<stefano@quintarelli.it>, "'J.C. DE MARTIN'"<demartin@polito.it>, "nexa"<nexa@server-nexa.polito.it> Ogg: [nexa] R: Repubblica (Simone): "Se a scuola Internet rende stupidi"
Anche il mio!-)) Il problema è che da noi vige la regola che per fare qualche cosa di nuovo occorre innanzitutto comprare tanta bella ferraglia nuova nuova e tutto fila liscio. Nella scuola ovviamente questo discorso fallisce miseramente. Prendiamo per esempio i corsi di laurea di Scienze della Formazione Primaria e dell'Educazione ed analizziamo in che modo sono considerati questi strumenti e queste metodologie di supporto alla didattica. Io credo che prima di comprare hw e sw a caso, sarebbe opportuno iniettare nei futuri docenti le competenze necessarie ad usare in maniera decente queste tecnologie.
Giorgio
-----Messaggio originale----- Da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Stefano Quintarelli Inviato: venerdì 13 gennaio 2012 18.01 A: J.C. DE MARTIN; nexa Oggetto: Re: [nexa] Repubblica (Simone): "Se a scuola Internet rende stupidi"
sei il mio autore ufficiale di Manifesti. :-)
On 13/01/2012 17:53, J.C. DE MARTIN wrote:
In conclusione, è chiaro che gli interessi commerciali in materia sono forti. Ed è altrettanto chiaro che una posizione tecno-entusiasta a priori è sciocca (lo è per definizione).
Ma è a mio avviso altrettanto chiaro che è molto miope escludere a priori possibili benefici da un uso appropriato delle nuove tecnologie in ambito formativo.
Ciò detto, commento che i proponenti di lavagne digitali, tablet, eccetera devono dare uno sforzo ben maggiore di quanto fatto finora (per quanto a mia consocenza) per inserire tali tecnologie in una visione più ampia dell'istruzione italiana. In questo Simone ha ragione: la mera introduzione nelle aule di parallelepipedi digitali - grandi (le lavagne) o piccoli (tablet) che siano - di per se' rischia di fare ben poco, ovvero, di essere principalmente un favore ai relativi produttori.
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