Per chi avesse visto il docufilm su Netflix una riflessione a contorno
Premesso che non ho visto il film, tuttavia un breve commento all'articolo vorrei lasciarlo, in particolare alle conclusioni a cui arriva. "... ll limite di Social dilemma è che (come molti libri su questi temi) è realizzato più per lanciare allarmi che per costruire; più per spaventarci che per aiutarci ad avere una visione completa del fenomeno e soprattutto indicarci le possibili soluzioni a minacce, eccessi e storture del mondo digitale". Evidentemente perché non c'è nulla da costruire, che soluzioni da "bacchetta magica" per rendere i social "buoni e utili" non ce ne sono, che non basta trasmettere il "Santo Rosario" per tranquillizzare le persone (quanto meno i credenti). L'articolista si lamenta che è stato dato pochissimo spazio alle parole in favore dei social di Tristan Harris "i social sono utilissimi per mille cose". Ma quando si difende un'idea, di queste mille cose, almeno qualcuna la devi proporre. Io è dal 2004 che attendo una di queste "cose utilissime" per potermi iscrivere. Rancilio avrebbe desiderato che nel documentario si fosse parlato più ampiamente del "Center for Humane Technology" che, a suo dire, sta svolgendo un grande lavoro positivo per cambiare il volto alla tecnologia. Peccato che la news più recente del sito [1] è un articolo del Los Angeles Times [2] non tenerissimo con Facebook & C. Chiudo con una frase riportata nel LA Times: "Justin Rosenstein points out, the latter’s “like” button was designed to be a tool for spreading “positivity and love,” not the behavioral tracking device it has become." Per trasmettere nuovamente "positività e amore", Facebook dovrebbe tornare indietro alla sua nascita, ma non credo che dalle parti di Menlo Park (e di Wall Street) siano molto d'accordo. Antonio [1] https://www.humanetech.com/news [2] https://www.latimes.com/entertainment-arts/movies/story/2020-09-09/review-so...