On 11 Jan 2018, at 10:12, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:

In particolare il ML utilizza dati di apprendimento annotati da umani, da
cui cerca di apprendere la capacita di svolgere un compito che richiede
intelligenza.
Si tratta di una differenza fondamentale, che richiede la presenza di
?human-in-the-loop? nella raccolta di dati collegati a comportamenti in
umani nello svolgimento di un task e di annotazioni umane sul loro
significato e sullo scopo che il task si prefigge.

Mi permetto di osservare che, a mia conoscenza, nessuna ricerca
statistica e' mai stata effettuata da esseri non qualificabili come
umani.

Appunto, non è la statistica a fare previsioni, ma sono gli umani che se ne servono per farne.
E si danno due casi:
- scoprono qualcosa di interessante
- sbagliano

Il primo caso viene spesso sbandierato come un successo della statistica: invece è stata l’interpretazione umana che ha individuato qualcosa di interessante, l’ago nel pagliaio. La qualifica di “interessante” viene assegnata dall’umano, non dalla statistica.
Il secondo è molto frequente, perché la nostra mente è cablata per individuare causalità anche quando non ce ne sono, e le leggi sulla probabilità sono poco intuitive per una mente non allenata.

Lo human-in-the-loop non caratterizza dunque l'intelligenza artificiale.

Assolutamente sì.
Nell’AI il comportamento umano è incorporato nell’algoritmo, non è esterno alla tecnica usata.

— Beppe