Credo questa sia una questione fondamentale e spiega in parte il ritardo tecnologico che l’Europa ha accumulato in questi anni.
In particolare i difetti che vedo della gestione dei progetti di ricerca sono:
1. I finanziamenti, come Horizon, sono incanalati in “framework program” definiti a priori, sulla base di consulenti in gran parte di provenienza indistriale, che tendono a privilegiare i loro interessi a breve. Una semplice prova: il termine “intelligenza artificiale” non era presente in nessun piano degli ultimi 20 anni (è poi riapparso di corsa e di sbieco negli ultimi 5, con la prima apparizione in ICT-48 https://cordis.europa.eu/programme/id/H2020_ICT-48-2020/en per un totale di 50 milioni in 5 aree!)
2. Le proposte devono essere formulate in un modo prettamente burocratico, per consentire di estrarre metriche di valutazione utilizzabili per assegnare un punteggio ragionieristico a ciascun progetto
3. Tra le metriche ci sono cose come i Key Performance Indicator, che dovrebbero servire a misurare l’impatto del progetto. Naturalmente, più il progetto è innovativo, più è difficile quantificarne l’impatto
4. Vengono favoriti i progetti con alto numero di partner, ossia quelli più difficili da gestire e coordinare, al fine di poter dire di aver finanziato più partner da più paesi possibili. Nei comunicati stampa ci si può vantare di aver finanziato un progetto con €10 milioni, ma se i partner sono 40 e la durata sono 3 anni, ciascun partner riceve pochi spiccioli, ma tutti si devono dichiarare contenti, pur sapendo che con quei fondi potranno fare ben poco.
5. Conta solo la proposta, non la rilevanza dei risultati. Il finanziamento è assegnato alla proposta. Una volta assegnato, i fondi vengono erogati automaticamente sino alla fine, le valutazioni periodiche sono pure formalità, fatte da esperti, scelti tra colleghi o suggeriti dagli stessi partner, che, a buon rendere, si guardano bene dal dare giudizi negativi. Anche in caso di giudizio negativo è tecnicamente impossibile espellere un partner da un consorzio.

Per queste ragioni, da 7 anni si sta chiedendo, con il sostegno anche del Nobel Giorgio Parisi, la creazione di un CERN for AI, ossia di un istituto indipendente dai poteri politici della Commissione, dotato di un proprio budget annuale stabile, con proprie risorse di personale e infrastrutture, diretto dagli stessi ricercatori, che possono decidere come usare i fondi per progetti innovativi e di vasta portata. Questo modello ha funzionato bene per la Fisica delle Alte Energie.
Se l’Intelligenza Artificiale sta per diventare la tecnologia che consente di dominare il mondo, bisogna che l’Europa la domini, piuttosto che limitarsi a regolare quella degli altri.

On 27 Nov 2025, at 14:43, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:

From: "Alfredo Bregni" <abregni@iperv.it>
To: "Maurizio Borghi" <maurizio.borghi@unito.it>, "deborah de angelis"
   <avvdda@gmail.com>
Cc: "Deborah De Angelis" <info@ddastudiolegale.it>,
   <nexa@server-nexa.polito.it>, "Ludovica Paseri"
   <ludovica.paseri@unito.it>
Subject: Re: [nexa]  IMPORTANTE - Sondaggio della Commissione europea_
   Studio economico su SPR ed eccezioni al diritto d’autore
Message-ID: <21C1118D552C43699BBA692178662CEB@Bregnip2>
Content-Type: text/plain; charset="utf-8"

Scusate.
Questo messaggio è mezzo OT, ma è rilevante.
Se per caso nexa riuscisse a sollevare il tema, male non farebbe.

La UE, per quanto ne so (info di anni fa), finanzia la ricerca sulla base di una estrema e pignolissima microsegmentazione delle possibili innovazioni.
Al contrario, a mio parere -- ho provato a dirlo a qualcuno (...che è rimasto basito e non ha poi fatto nulla) -- dovrebbe stornare il 40% dei fondi e dedicarlo ad "unexpected innovation" (quella "vera"), con un comitato di tre saggi un minimo "visionari", che deliberi fuori dalle maglie burosauriche della microsegmentazione di cui sopra.

Scusate per il disturbo.