On 31/05/21 10:29, Giacomo Tesio wrote:
Ciao Davide,
grazie anzitutto degli ottimi link...
Con i link si cerca di colmare le lacune, che sul tema sono piuttosto estese. Io ho avuto la fortuna 10 anni fa di cominciare un percorso complesso e interessante, voglio condividere quello che ho appreso.
On Sat, 29 May 2021 14:18:37 +0200 D. Davide Lamanna wrote:
Quindi potenzialmente la PA italiana potrebbe muoversi così:
1) Approvvigionare l'hardware (e recuperare quello che ha già); 2) Studiare; 3) Implementare il suo cloud con l'universo di software di cui sopra.
Ora, mentre 1) è piuttosto veloce, 2) è mooooolto oneroso. [...]
Ci vogliono anni? Sì. Ci vogliono lustri? Forse.
No.
Enrico Venuto del Politecnico di Torino ha impiegato un paio di giorni.
Conosco molto bene questo progetto. Penso che qui lo conoscono un po' tuttx... :-)
- Certamente siamo più fighi della Linux Foundation (perché noi siamo sempre più fighi degli altri, no? :-P )
Perché ti metti in competizione con la Linux Foundation?
Ehm... Era una battuta. Volevo dire esattamente il contrario! Solo che non l'hai capita perché evidentemente non sai che la Linux Foundation sta dietro alla Cloud Native Computing Foundation [1] che cura Kubernetes e dintorni. La Linux Foundation ha fatto un lavoro straordinario sul cloud [2]. La Linux Foundation non è stata a sentire le sirene dell'anti-cloud. Dieci anni fa si è messa a lavorare e ha prodotto un universo di software [3]. La battuta era: noi ci sentiamo più fighi della LF?
Peraltro, sulla base di quali criteri?
Solo che io in queste posizioni non vedo software, vedo parole. E allora aggiungo altre parole anche io: [...]
Dire no a tutto questo è sbagliato. Da un punto di vista di Free Software, profondamente sbagliato. Con un po' di umiltà e ragionevolezza, si fanno le cose. Come si sono sempre fatte: non buttando, ma migliorando e aggiungendo.
Credo Davide che nella foga dialettica, tu ti sia inavvertitamente lanciato in un lungo strawman.
Non si tratta di buttare via tutto. Non subito almeno! ;-)
Si tratta di diventare consapevoli delle dinamiche tecno-politiche su cui si regge l'egemonia tecnologica statunitense.
Si tratta di renderle esplicite, riconoscerle e sottolinearle quando agiscono nella nostra società per mantenerla e potenziarla.
Certo possiamo e dobbiamo usare il software esistente per costruire l'infrastruttura che ci serve.
Meno male... Ma dobbiamo iniziare a pensare a questo
software in modo critico, ad esplicitarne le assunzioni e discuterle.
E quando le dinamiche che quel software non sono compatibili con i nostri interessi strategici, DOBBIAMO pensare e realizzare alternative.
Perché POSSIAMO farlo.
Chi sostiene il contrario MENTE (più o meno consapevolmente).
Il software è il più malleabile degli artefatti umani.
Il fatto che la maggioranza delle persone lo viva e lo pensi come immutabile, un fatto dato, incontrovertibile ed arcano costituisce la più grande allucinazione collettiva della nostra epoca.
Ma no, ma no... Non qui almeno, dai... :-) D. [1] <https://www.cncf.io/>. [2] <https://landscapeapp.cncf.io/lf/card-mode?grouping=license&license=open-sour...>. [3] Questo non è che un piccolo assaggio: <https://collabnix.github.io/kubetools/>.