On 15/01/24 00:07, maurizio lana wrote:
la domanda principale non credo che sia "perché un frate si occupa di intelligenza artificiale?", perché ognuno si occupa di quel che gli interessa e nessuno glielo può negare.
semmai, se "tutto questo dibattito su Benanti non si è riscontrato su nessun altro membro di nessuna altra commissione" è perché 1) lo Stato è laico e Benanti è un religioso; e 2) l'etica non è monopolio dei religiosi. quindi la domanda principale è: "non ci sono in Italia studiose/i laici per presiedere la commissione algoritmi?"
Personalmente non avrei nessuna difficoltà ad accettare padre Benanti, *come studioso*, a presiedere la commissione algoritmi a condizione che: 1. sia in grado di distinguere il suo compito in un'organizzazione collettiva particolare, la Chiesa, e il suo ruolo di studioso (https://btfp.sp.unipi.it/dida/kant_7/ar01s04.xhtml#a038). Con il caveat che la sua funzione entro la commissione algoritmi, che è la commissione di uno stata particolare, è ibrida, nel senso che è lì sia come studioso, sia come esperto, nominato, al servizio dello stato; 2. per quando concerne il suo (pur ibrido) servizio di studioso, sia in grado di orientarsi alla ricerca della verità e non agli interessi e alla dottrine di organizzazioni collettive particolari, ecclesiastiche *e no*. Queste condizioni valgono anche per i laici. Non vedo perché un ipotetico professore laico che debba la sua carriera ai cospicui finanziamenti dei GAFAM, i quali l'hanno selezionato appunto per le sue tesi o innocue o a favore dei loro affari, e tratti con disinvoltura i suoi conflitti di interessi, debba essere meno sospetto di padre Benanti. Il cuore della questione non è l'essere preti o laici: è la capacità personale *e* istituzionale (https://btfp.sp.unipi.it/dida/humboldt/ar01s03.xhtml#solilib) di offrire un punto di vista indipendente.(*) E naturalmente, nel momento in cui un ecclesiastico accetta di parlare come studioso, e ancor di più di svolgere un compito connesso a una nomina politica, deve anche aspettarsi e accettare di poter essere criticato, come tutti gli altri - e forse pure di più, proprio da parte di chi prende sul serio la coscienza religiosa. A presto, MCP (*) Nello specifico, quindi, la domanda su padre Benanti dovrebbe essere: è in grado la Chiesa cattolica romana, ora, di lasciar liberi i suoi membri quando parlano come studiosi? Ma questa domanda si può proporre per tutte le organizzazioni collettive particolari, università compresa...