E’ però comunque una visione dei
media audiovisivi e dell’informazione telecentrica.
Il problema oggi non è più (solo) un
problema di assegnazione di frequenze e di pluralismo sul broadcasting, ma di
preservare e non schiacciare il pluralismo fisiologico della rete e delle
piattaforme web.
Se si continua a ragionare in termini di
scarsità a tutela del pluralismo rischiamo di giustificare
Insomma, manca un pezzo nel ragionamento
di Zagrebelsky che anche da alcune affermazioni fatte all’Infedele non so
quanto abbia metabolizzato il Web...
Da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it
[mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per
conto di J.C. DE MARTIN
Inviato: mercoledì 13 giugno 2012
9.09
A: NEXA List
Oggetto: [nexa] V. Zagrebelsky:
"Le nomine Agcom, e il primato del pluralismo" (La Stampa)
Segnalo questo splendido articolo di Vladimiro
Zagrebelsky
oggi su La Stampa.
juan carlos
Le
nomine Agcom e il primato del pluralismo
Vladimiro Zagrebelsky
Sarebbe bene sostituire la misteriosa sigla della Agcom con il suo nome vero,
per ricordare la natura e la missione di quella Autorità indipendente, che è
istituita «per le garanzie nelle comunicazioni». Essa svolgerà un ruolo
decisivo nella assegnazione delle frequenze per le trasmissioni televisive: un
ruolo determinante per ciò che vedremo, ascolteremo e sapremo nei prossimi
anni. La gravità degli attuali problemi economici, che monopolizzano le
attenzioni e preoccupazioni, spinge a vedere solo il profilo economico di
questioni che invece riguardano anche altre ed importanti esigenze. E’ significativo
che le critiche largamente portate alle recenti nomine dei componenti della
Autorità finiscano spesso con il riflettersi solo sulle previsioni di
comportamento di questo o quel commissario nelle decisioni che hanno
conseguenze economiche sui vari operatori televisivi, attuali o potenziali.
Nessuno, specie di questi tempi, può sottovalutare la portata economica delle
decisioni da prendere. Ma essa non deve esaurire l’ attenzione di chi le
prende, né la vigilanza della pubblica opinione. In un suo intervento a «Otto e
mezzo» de La7, l’altro giorno il segretario del Pd ha menzionato la
cacciata «politica» di Santoro dalla Rai come un esempio di inettitudine
«economica» da parte di una impresa, che dovrebbe curare i suoi interessi.
Difficile nascondere lo stupore: non un cenno al profilo che riguarda la
qualità dell’informazione fornita dalla Rai, responsabile del servizio
pubblico. Come se, al contrario, non ci fosse stato nulla da dire nel caso in
cui il programma cancellato non avesse avuto grande audience. Evidentemente
l’unica logica è ormai quella dei costi/ricavi economici.
La informazione, completa e pluralistica è un bene pubblico, condizione
fondamentale di una società idonea a far vivere il sistema democratico.
[...]
Continua qui: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplRubriche/editoriali/gEditoriali.asp?ID_blog=25&ID_articolo=10222&utm_source=Twitter&utm_medium&utm_campaign