Narcisisti, gattari e rifiuti umani: ma è “l’eternità da cesso”
che bisognerebbe saper raccontare
Vittorio Zambardino
Pubblicato
novembre 24, 2014
Vorrei consigliare al direttore del Corriere della Sera di leggere
un libriccino appena edito da Adelphi, “Una Vita per Strada”, di
Joseph Mitchell. Non vorrei apparire arrogante, magari Ferruccio De
Bortoli legge il New Yorker fin da quando era al liceo e quindi sa
bene di che cosa e di chi si parla, vale a dire del più
straordinario cronista di strada di ogni tempo, un camminatore e
osservatore maniacale che si fa scrittore della pelle e delle
interiora di una città. New York appunto. Questo consiglio, che non
contiene alcuna polemica, lo spiego fra un paragrafo o due. Prima
c’è bisogno di uno sguardo ai giornali di ieri e dell’altro ieri.
E dunque il direttore del Corriere della Sera ci ha detto qualche
giorno fa che ritiene i social “solo chiacchiericcio”, una nuvola di
vuoto dove il prodotto giornalistico, cioè la notizia o l’analisi o
il commento diventano altrettanti OGM, irriconoscibili e deformati
dalla discussione. Ed ha aggiunto: “Mi chiedo quale possa essere il
significato che gli storici possono dare a intere giornate a
discutere del nulla”. Ha ragione, accade proprio questo. È proprio
questo uno dei problemi che si pongono. È sul valore da annettere a
questo nulla, se tale è, che discuterei.
Claudio Magris, sul giornale di De Bortoli, scriveva nella giornata
di domenica che nei social siamo tutti narcisisti beoti in
“adorazione di una eternità da cesso”. Anche qui, vero, non ho da
contestare alcunché. Cesso, salotto, cucina, ombelico, coperta con
gatti e cani, tovaglia con salmone marinato. Siamo tubi digerenti
con le orecchie, fin dal giorno nel quale nostra madre ci mette al
mondo, e il cervello dista poco da quel posto.
[…]
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