Il magistrato Antoine Garapon il quale oggi alle ore 18 interverrà a 'Host in Translation', rassegna in live streaming trasmessa sul sito delle edizioni il Mulino, sul suo profilo Facebook e sul suo canale You Tube, per parlare del loro libro Giustizia digitale. Determinismo tecnologico e libertà (il Mulino, pagine 280, euro 28) con Daniela Bonato, moderati da Maria Rosaria Ferrarese.
ho seguito la presentazione del libro e vorrei esprimere a caldo le mie impressioni. Non so nel libro ma nell'intervista, rispetto al tono dell'articolo su Avvenire, l'autore è stato molto meno critico nei confronti della "giustizia digitale". Nessun allarme, nessun rischio "regime" ma semmai l'auspicio di una collaborazione tra ingegneri e operatori del diritto (avvocati e giudici in primis). Commento personale, ma siamo sicuri che gli "ingegneri" questa collaborazione la desiderano? Qualche tempo fa, parlando con un informatico, fan sfegatato di smart-contract, in un delirio di onnipotenza, sosteneva: "finalmente faremo a meno di notai, avvocati, giudici, banche, assicurazioni e, dulcis in fundo, dello Stato". Non sono/siamo tutti così, ma ... Antonio p.s. quando ho letto "rivoluzione grafica" la mia mente, per uno di quei strani percorsi che fanno i neuroni, è andata a ripescare nella memoria un libro di Giovanni Sartori, "Homo videns". Scritto alla fine degli anni novanta, il tema era ovviamente la televisione, la video-politica, ecc. Ma un capitolo Sartori l'ha dedicato alla "multimedialità", l'anno prima era uscito "Esseri digitali" di Nicholas Negroponte. Bene, Sartori non gliele manda a dire: "il Negropontismo rischia di generare, a un estremo, un senso di potenza alienato e frustrato e, all'altro estremo, pubblici di eterni bambini sognanti che trascorrono tutta la vita in mondi immaginari. La facilità dell'era digitale è la facilità di una droga. Finiremo tutti 'digerati' e nel cibermondo? Spero proprio di no. Negroponte è davvero l'apprendista stregone del post-pensiero."