Scusami Marco, la mia ultima mail per qualche ragione aveva alcune risposte invertite rispetto alle citazioni... devo dormire di più. On Sat, 19 Dec 2020 11:18:53 +0000 "MELLIA MARCO" wrote:
Io ho interpretato quel "notifications sent" come numero di effettive notifiche di contatto apparse sullo schermo di un utente.
E come fa il sistema a saperlo? E non sarebbe una violazione della privacy (in quanto il mio cellulare dice che io ho ricevuto una notifica)?
Ottima domanda. Visto che Giuseppe confermava il mio ricordo sul suo suggerimento di usare un seed a rotazione, ho voluto approfondire la questione. Sulla documentazione di Immuni leggo:
In aggiunta alle informazioni (epidemiologiche) di cui sopra, possono essere caricati alcuni dati sull'attività del dispositivo e sulle notifiche di esposizione. Questi dati includono: [...]
- Il fatto che l'utente sia stato avvertito di un'esposizione a rischio durante l'ultima rilevazione di esposizione (ovvero dopo che l'app ha scaricato le nuove chiavi temporanee di esposizione dal server e ha rilevato se l'utente è stato esposto a utenti positivi al SARS-CoV-2) (vero/falso) - La data in cui è avvenuta l'ultima esposizione a rischio
Il caricamento può avvenire dopo la rilevazione di esposizione. Le informazioni operative vengono caricate automaticamente.
Per proteggere la privacy degli utenti, i dati sono caricati senza che l'utente venga autenticato in alcun modo, ad esempio tramite email o numero di telefono. Inoltre, l'analisi del traffico viene ostacolata grazie a dei caricamenti fittizi.
https://github.com/immuni-app/immuni-documentation/blob/master/Translations/... Dunque quelle 81815 sono veramente notifiche mostrate ad un utente e ci sono davvero state 12 notifiche di contatto RICEVUTE per ogni positivo con Immuni. Naturalmente non possiamo sapere se si tratti di 12 persone diverse, ma per quanto capisco dalla documentazione, non si tratta di 12 seed, ma di 12 notifiche effettive. Nel mio calcolo grossolano non ho considerato i doppioni (persone che hanno ricevuto più di una notifica), ma se anche assumessimo che le oltre 80 mila notifiche siano state ricevute a coppie (due notifiche per ciascun contatto), il numero di falsi allarmi (notifiche di contatto che non corrispondono ad un tampone positivo) sarebbe impressionante. Nel caso presentato dallo studio, i 1645 pazienti positivi avrebbero dato origine a 9,870 notifiche di contatto a rischio, dei quali solo 65 sarebbero stati confermati da un tampone positivo. Se avesse attecchito nella popolazione, l'enorme numero di falsi allarmi avrebbe generato un DDoS terribile al servizio sanitario nazionale, perché trattare un sospetto covid richiede comunque tempo, sia esso confermato o meno. Come ripeto da tempo, Immuni non poteva funzionare. Avrebbe solo potuto aggravare la situazione. E' una fortuna che sia stata gestita opportunamente da cittadini e medici, nonostante l'incoscienza di chi l'ha tanto propagandata. Giacomo