Purtuttavia una letteratura critica su Internet esiste ed è la stessa che ne determina le diverse modalità di funzionamento automatico.
Penso ad esempio ai software che implementano protocolli come GNUnet, Activity Pub, Gemini o 9P2000, esprimendo ciascuno una diversa analisi critica degli altri testi/software (che implementano ad esempio il Web o i social media) e proponendo visione alternative, sperimentabili ed eseguibili, ai problemi stessi.
Io intendevo la letteratura non tecnica (informatica), ovvero i saggi di sociologi, semiologi, filosofi, antropologi, psicologi, ecc. Ma ti ringrazio di aver citato quei protocolli, in particolare Activity Pub e Gemini cui ho dedicato qualche weekend in periodo lockdown. L'informatica è il mio mestiere, la lettura uno dei miei passatempi preferiti e, in questi periodi di confinamento, inevitabilmente quello a cui dedico più tempo. Per molto tempo mi sono chiesto perchè i linguaggi di programmazione fossero scritti esclusivamente in inglese, con evidente vantaggio per i popoli anglofoni. Per quanto possiamo scrivere/leggere/parlare/ascoltare in inglese un madrelingua partirà sempre da uno scalino più su. Tornando alla letteratura "classica", Umberto Eco, nel 1964, con "Apocalittici e integrati", aveva capito benissimo cosa avrebbe portato la società dell'informazione. Scriveva: "L'uomo dell'universo dell'informazione non è affatto un uomo rigenerato e fatto libero: è un "mutante", un uomo per il quale andranno configurati nuovi ideali di umanità, nuovi sistemi di valori, e individuate nuove vie di liberazione". Notate che il termine "mutante" è stato ripreso da Alessandro Baricco nel suo "I barbari: Saggio sulla mutazione". Antonio