Il 13/02/2011 09:24, Enrico ha scritto:
Più di una volta mi è capitato di constatare che gli artisti rilasciano alcune delle loro opere attraverso portali come quelli che ho citato o netlabel che utilizzano creative commons, ed altre, invece, attraverso canali commerciali. In particolare, capita di trovare in CC versioni "demo" delle opere, ad esempio "radio edit" da 3 minuti (chi suona dj set sa bene che sono poco utilizzabili), oppure versioni estese, ma solo di alcune delle opere dell'artista (suppongo, ma non posso affermarlo con certezza, che i canali commerciali abbiano ritenuto di non rilasciare tali brani o versioni). Andando a visitare i siti web degli artisti in questione si trovano poi opere commerciali.
Occorre premettere però che le CC sono perfettamente compatibili con i canali commerciali, e quindi la delusione eventuale può venire non dallo sfruttamento commerciale ma dallo shifting di tipo di licenza da parte dell'artista; credo che il problema, se c'è, sia in un certo senso opposto come ha scritto Nina Paley: <http://blog.ninapaley.com/2010/10/20/creative-commons-branding-confusion/> Detto questo, le licenze CC sono licenze e non dovrebbero sovrapporsi alla morale o all'etica, anche se possono essere nate da considerazioni morali e/o etiche, quindi secondo me sarà il mercato a decidere se un artista può guadagnare di più rilasciando opere sotto copyright "all rights reserved" o sotto qualcuna delle CC o sotto altre licenze. L'importante è che l'artista sia libero di scegliere, senza imposizioni esplicite o velate da parte di collecting societies ecc. Ciao, Paolo