salve Marco, un solo appunto, per l'amor di cronaca: sostenere che qualcuno abbia criticato per ottenere visibilità, quando il giornalismo di inchiesta alla report si basa per l'appunto sulla visibilità, mi pare un cortocircuito fantastico detto ciò: chi, come il sottoscritto, ha criticato lo ha fatto anche con alle spalle anni di articoli su tor, privacy, https, profilazione, behavioural advertising ecc ecc come già detto: report ha voluto calcare (troppo?) la mano su un aspetto, avrebbe anche dovuto offrire maggiori informazioni su altre questioni e non a detta dei dirigenti google o facebook: a detta di un sacco di gente che non ha interessi diretti in quelle imprese, ma ha interessi diretti nella salute (economica e di libertà) della Rete una provocazione: se poi, ci volete anche togliere il sacrosanto diritto di criticare in Rete ciò che non ci gusta, allora dalla prossima settimana ci limiteremo a guardare in religioso silenzio report (e attendiamo la ratificazione dell'infallibilità in un concilio vaticano di prossima convocazione) ;) a presto L Il giorno 14/apr/2011, alle ore 18.04, Marco Trotta ha scritto:
Aggiungo i miei due cents alla discussione ed anticipo la conclusione: ritengo che tutta la vicenda, prima che Report, possa risultare una occasione sprecata
E in breve: a) Tv e rete sono media diversi. La materia cui si occupava quel servizio era complessa, ma Report fa giornalismo, non sociologia. Gabanelli è stata chiarissima e concordo con l'articolo di Anna Masera che lo ribadisce. Tradotto significa che l'impiegato di banca vittima di "sniffing" della password è una notizia. Il fatto che abbia usato il nome del gatto è un problema di formazione e il prof. Renzo Davoli da tempo ha coniato un neologismo molto appropriato a questo proposito: nelle scuole e nelle università, e tramite la EUCD, noi insegnamo computerese, non informatica. Il fatto che che l'accesso abusivo sia stato fermato per tempo è un problema tecnico. Ma il fatto che dietro l'utilizzo di questi strumenti ci siano principi, diritti e doveri è un fatto politico che riguarda istituzioni e società civile. Le persone hanno diritti, i prodotti no. Da questo punto di vista il taglio di Report era giornalistico ed assolutamente appropriato. b) Poteva un media generalista approfondire tutti questi piani insieme? No. Doveva, invece, visto che è giornalismo d'inchiesta dare conto della faccia oscura della luna web 2.0. Chi ha sminuito la cosa o ha evaso la domanda dimostra di avere ben poche argomentazioni solide dalla parte dei suoi ragionamenti. E soprattutto non conosce un pezzo consistente di paese. Ha ragione Il Giornalaio [1] si sta consolidando un approccio di massa e broadcast a questi strumenti. Altro che coda lunga, cicli virtuosi, ecc. Un approccio gradito alle strategie aziendali (e monopoliste) dei vari Google, Facebook, ecc, di consolidamento di un core business per lo più ignorato. E non si tratta, come piace scrivere spesso a Bordone, di fare dell'anticapitalismo stucchevole. Si tratta di ribadire il principio già sottoscritto da Stefano Rodotà: noi non possiamo aspettarci che i diritti di una bill of right nella società dell'informazione (volo alto, qui lo posso fare) vengano concessi dai soggetti privati. Come ho trovato un po' grottesco che per chiedere una internet libera pezzi di società come il popolo viola abbiano fatto sit in alle ambasciate USA. I diritti, che alle persone interessano più che avere una password sicura, si chiedono essendo informati. Cioé parlando della luna, e anche del suo lato oscuro, e non del dito che la indica. c) E qui sta l'occasione persa di chi ha bloggato, twittato, e di molti commenti che ho letto anche qui. Se i media generalisti hanno ancora il compito di fare una foto alla luna, andardi a guardare dentro tocca alla rete. C'era tutto. Un video disponibile da linkare a chi non ho aveva visto. Il testo del servizio. E, invece, di entrare nel merito di si sono commentate le opinioni. Questo sì, un approccio da tv generalista, oltre che molto italiano. Tradotto con un esempio? Ad un certo punto nel servizio si dice parla di siti oscurati e di TOR che serve a superare la censura. Chi fa il mio mestiere, o è solo più addentro alla materia, sa che è una informazione sbagliata. TOR serve a navigare in anonimato. Ma nella pletora di commenti non ho letto nessuna analisi di questo tipo e gli esempi erano decine. Come non visto links ai tutorial che spiegano come abilitare https su Facebook o Twitter. Chi è che sta perdendo l'occasione la Gabanelli o la rete italiana? Chi è che sta facendo allarmismo la Gabanelli o chi la critica senza uno straccio di considerazione, link, ecc.? Dopo qualche giorno qualcuno ha aperto un wiki per corregge gli errori del servizio [2]. E' un approccio assolutamente interno ai paradigmi di rete. Bene, voglio vedere quante delle "web star" che hanno criticato Report concorreranno a riempirlo dimostrando che la voglia di intervenire non era dettata dal bisogno di pompare l'ego di links, like e retweet. Che è anche questo un lato oscuro della luna, sì quello in buona compagnia con il peggio giornalismo di carta o di tv che abbiamo subito in questi anni.
In ultimo ringrazio il partito pirata del suo comunicato.
MT
[1] http://giornalaio.wordpress.com/2011/04/11/social-media-o-distribuzione-soci... [2] http://www.markingegno.biz/blog/2011/04/13/report-wiki-per-il-come-e-andata-... _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa