Aggiungo solo al mio precedente intervento che mi trovo subissato di richieste di firma di petizione "stile mi piace" "quintarelli for president!" Esattamente quello che avevo sollevato nel mio primo intervento. Ho tentato di avviare riflessione. Risultato: nessuno. Ecco alcune risposte ricevute: certo che se ne può parlare ma leggi il curriculum non ti basta? Quintarelli lo conosco personalmente è la persona giusta. Non ti basta? Quintarelli: ho letto il suo blog mi è sempre sembrato capace ed equilibrato. Non ti basta?

No, non mi basta!

Orwell e Huxley insieme ad Atene?

Grazie
Gianluca Giannelli (indegnamente in nome di Socrate)


2012/5/14 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it>
Ovviamente se ne puo' parlare, di Stefano Quintarelli come di qualunque altro nome.

Vorrei pero' ricordare che finora nella storia della Repubblica per queste nomine,
come per innumerevoli altre, la procedura è stata: nessuna procedura.

Ovvero, massimo potere discrezionale ai partiti (e agli interessi che con loro
dialogano, quando non sono essi stessi diventati partiti policiti)
nell'opacità più assoluta, se non per l'occasionale articolo di retroscena politico
sui giornali. Niente nomi certi di candidati, niente curriculum, niente audizioni,
niente pubblico dibattito, nessun confronto. Tutto si svolgeva (e in larga parte si svolge)
in riunioni riservate, cene, corridoi, conversazioni a margine di convegni, ecc.

Questa volta, per la prima volta, diverse associazioni e persone, tra cui il sottoscritto
su La Stampa, hanno posto  un problema di metodo (peraltro già meritoriamente sollevato
negli anni passati dai Radicali, anche se purtroppo senza risultati), facendo proposte concrete:
deposito dei nomi dei candidati ufficiali con relativo CV, audizioni pubbliche
nelle commissioni competenti, ecc.

Risposta dei partiti? Nessuna.

Intanto il tempo passa e il momento dell'elezione si avvicina.

Allora la società civile, per la prima volta, inizia a fare i suoi nomi.
Quintarelli è il primo (se non sbaglio), ma immagino che anche altri
seguiranno (me lo auguro).

Nomi che pero' non possono inserirsi in alcun processo formale,
perché semplicemente non esiste alcun processo formale!
(Il processo c'è, ma è "coperto", per usare un aggettivo di Alessandro
Pizzorno - e comunque non formale).

Quindi invitiamo senz'altro Stefano Quintarelli e quanti altri vorranno candidarsi
a dirci cosa vogliono fare, come la pensano di alcune questioni chiave,
a darci il loro CV, eccetera eccetera.

Ma sempre ricordandoci che non c'e' strutturazione pubblica
su cui appoggiarci. E ciò certamente non per colpa della società civile.

juan carlos de martin



On 14/05/12 15:19, Gianluca Giannelli wrote:
Scusate, se ne può parlare? intendo dire al di là di supporti o promozioni di candidature. Innanzitutto c'è una candidatura? se sì, con quale linea programmatica? Non vorrei che si riducesse al "mi piace" stile social network...
Grazie
Gianluca Giannelli

2012/5/13 <giulio.depetra@gmail.com>
Stefano Quintarelli alla Presidenza di Agcom sarebbe una fortuna per tutti quelli che credono nelle opportunita' che le tecnologie digitali possono offrire al nostro paese.
Cosa si può fare per appoggiare questa candidatura?
Giulio De Petra



Il giorno 13/mag/2012, alle ore 10:20, Marco Trotta <marco.trotta@gmail.com> ha scritto:

> Domenica 13 Maggio, 2012
> CORRIERE DELLA SERA
> © RIPRODUZIONE RISERVATA
>
> Agcom, dal web spunta il candidato «tecnico»
> MILANO — Se mai dovesse riuscire, sarebbe la prima campagna per la presidenza di un'authority cominciata ufficialmente su Twitter e blog. Un passo avanti verso la trasparenza, quale che sia la preferenza individuale. Il caso è quello di Stefano Quintarelli (@quinta su Twitter), uomo "ombra" di molte delle iniziative di governo o parlamentari con la desinenza digitale, la cui candidatura alla presidenza sarebbe giunta sulla scrivania del ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera. Quintarelli, ex imprenditore ora al gruppo Sole24Ore, è considerato persona competente un pò in maniera trasversale avendo lavorato con Pd, Pdl e Lega, ed era già tra i nomi in circolazione per una delle poltrone da consigliere di nomina parlamentare. Non tutti al ministero dello Sviluppo sembrano convinti della fattibilità di una candidatura «tecnica», dunque in linea con l'anima di questo esecutivo, ma nella sostanza semi-sconosciuta ai vertici dei partiti. In ogni caso il passaggio chiave rimane quello presso la presidenza del consiglio di Mario Monti, dove peraltro lavora Antonio Catricalà che pure avrebbe pensato alla possibilità di andare all'AgCom. Il tempo comunque ci sarebbe. Tutti i nomi emersi fino ad ora per la presidenza non sembrano avere chance, per un motivo o per un altro. Alle camere il dibattito sul dopo-Calabrò è previsto per la prossima settimana ma difficilmente il passaggio sarà definitivo, anche perché la norma sul restringimento dei commissari di nomina politica (da 8 a 4) è contenuta nel decreto sulle banche. Una presidenza tecnica sarebbe giustificata invero dalla sempre maggiore complessità dei temi da affrontare quali la transizione delle telecomunicazioni sul digitale, o la difesa del copyright sulla Rete, anche se il lodo politico delle frequente televisive rimane la partita più importante.
> Massimo Sideri
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