In data martedì 6 ottobre 2015 12:51:32, Blengino ha scritto:
Tecnicamente di tutto, o più probabilmente nulla.
Vincolati come siamo ad una normativa nata 20anni fa (Zuckerberg aveva 11anni) si aprono scenari surreali, non tanto per i grandi titolari di trattamento stranieri basati in EU, L'effetto è che potrebbero perdere clienti. Speriamo si rendano conto che, per loro, è fondamentale fare pressione sul governo USA perchè rispetti i diritti umani degli stranieri (europei e non solo).
quanto per le imprese UE cui teoricamente potrebbe esser inibito l’utilizzo di qualsivoglia servizio che comporti un trasferimento dei dati trattati verso US. E basta GMail o un qualsiasi servizio cloud (magari fornito da sp europeo, che utilizzi ridondanze extraUE tipo amazon ecc.ecc.) Già.. E non solo le imprese: anche la PA. Penso, per esempio, all'inavvertita scelta di molte università italiane che hanno migrato i servizi di posta per docenti, studenti e personale amministrativo a servizi offerti gratuitamente da Google. E al nostro Ministro dell'Istruzione che, avvertitone da più d'un anno, non ha neppure ritenuto di rispondere a un'interpellanza di Quintarelli http://aic.camera.it/aic/scheda.html?numero=4/05980&ramo=CAMERA&leg=17
Credo che, alla luce della sentenza Schrems, ci si possa aspettare che qualche professore e/o studente di quelle università si rivolgerà al Garante della Privacy per chiedere di verificare se l'adzione di servizi offerti da imprese USA che prevede il trasferimento dei dati extra-UE è conforme al diritto. m.c.
Se debbo dire, sono molto incerto nella valutazione della sentenza: afferma principi importanti su di un punto cruciale, ovvero l’ingerenza dello Stato per ragioni di sicurezza nazionale e law enforcement, che è però materia del tutto estranea alla Direttiva del 95 che regolava unicamente il mercato (primo pilastro) e non giustizia e sicurezza. E questo è da sempre un vulnus anche per noi europei. E dunque non so dire se:
i) sia la forzatura di una Corte che si rende conto di esser l’ultimo baluardo per reagire ad una situazione inaccettabile nella compressione dei diritti fondamentali sul web da parte degli Stati (Governi UE inclusi: la condanna pare esplicita, non per Facebook ,ma alla sorveglianza da parte degli Stati, così che si parla a suocera perché moglie intenda);
ii) se sia la scelta politica e miope di sferrare l’ennesimo attacco all’egemonia economica USA, dove i diritti fondamentali sono la clava per tentare di recuperare forza contrattuale… (c’è il TTIP che vaga…ma non voglio far dietrologia).
Insomma, non so dire. Leggiamo e vedremo
C
Da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di fabio chiusi Inviato: martedì 6 ottobre 2015 11:33 A: 'nexa' Oggetto: Re: [nexa] Decisione Corte di giustizia europea invalida Safe Harbor
Ma ora che succede? Non ho ben capito le conseguenze (immediate e non) di questa decisione...
f.
Il Martedì 6 Ottobre 2015 10:45, Antonio Casilli <antonio.casilli@telecom-paristech.fr> ha scritto:
http://mobile.nytimes.com/2015/10/07/technology/european-union-us-data-colle ction.html