Io ho lavorato sul MOS a Cupertino in quei giorni nel gruppo di Osnaghi, tra gli altri con Jerry Popeck e Charlie Kline, con l'obiettivo di realizzare un sistema di terminali virtuali con windows e tutto il resto. Allora roba piuttosto all'avanguardia. Non facevo parte del gruppo manageriale, per cui non so nulla di preciso del mitico incontro con Gates. Mi ricordo però di furiose lotte interne aziendali sulle scelte tecnologiche, di cui è molto facile giudicare oggi con il senno del poi. Resta il fatto che Olivetti e i suoi manager sono stati gli unici in quei anni in Italia ad avere il coraggio ad affrontare quel settore tecnico e quel mercato, e meriterebbero tutto il nostro rispetto, quantomeno cercando di ignorare le cialtronate da gossip di Canavese News o di inquadrarle in un giusto contesto. Anche oggi però dovrebbe essere chiaro a chi un minimo si intende di sistemi operativi che lo scheduler dello Unix di allora (oggì sarà sicuramente diverso) era time-sharing, per cui assolutamente inadatto al mercato finanziario a cui era destinato il MOS, perchè ideato per quell'ambiente universitario in cui lo Unix era nato. Considerazione così elementare che mi fa pensare che la posizione di Mauro Caprara sia più espressione di una di quelle lotte aziendali che citavo prima che una posizione tecnicamente corretta. Il giorno dom 10 gen 2021 alle ore 19:50 Antonio Iacono <antiac@gmail.com> ha scritto:
Nessuno ha un'idea un po' piu' precisa della possibile data dell'evento?
La data non l'ho trovata, ma altre testimonianze dell'incontro sì. Iniziamo con questa [1]
"Bill Gates (che era accompagnato dal numero 2 di Microsoft Umberto Paolucci e dal direttore per l’Italia, Mauro Meanti) a un certo punto guardò fisso l’ing. Osnaghi e gli chiese: "dove ci siamo conosciuti?". Si erano infatti già conosciuti intorno al 1980. Il giovane Bill Gates, alle prime armi, offriva collaborazioni e soluzioni informatiche all’Advanced Technology Center di Cupertino, California: una struttura di ricerca della Olivetti, allora all’avanguardia nel mondo. L’ing. Osnaghi dirigeva alcuni dei progetti di ricerca del Centro. Bill Gates ne era allora, dunque, quasi un giovane collaboratore."
E, ancora più interessante questa [2] "Ma ritorniamo un’ultima volta al 1980 ed alla parte superiore della Linea Uno, per parlare di software. Per questo capitolo, che pesava almeno l’90% degli sviluppi,era stata trovata l’ispirazione in California, dove Pesatori aveva scovato già qualche mese prima del mio arrivo un guru informatico, Jerry Popeck, che sosteneva come linguaggio di programmazione del futuro il Pascal. Si era cominciato quindi subito a sviluppare a Cupertino un compilatore Pascal, orientato poco dopo, al momento della scelta del microprocessore, a generare codice per Z8000. Osnaghi, nostro responsabile dei progetti software, aveva anche tracciato con Popeck le linee architettoniche di un nuovo sistema operativo denominato MOS. Si trattava di scelte avanzate ineccepibili su un piano accademico, ma nell’adottarle non si era considerato che un ambiente software completamente nuovo comportava significativi costi e rischi in termini di tempi di sviluppo e di prestazioni. Ma soprattutto comportava una prospettiva di difficoltà e tempi lunghi di avviamento sul mercato proprio per la novità, cioè per la mancanza di compatibilità con qualsiasi prodotto preesistente. Credo di essermi reso conto ben presto di questo problema, come molti altri in azienda, ma ho veramente percepito la sensazione del tunnel in cui ci eravamo cacciati un anno dopo quando, in occasione di una delle review mensili dei progetti di Cupertino, ricevemmo con Pesatori, Osnaghi e Popeck la visita di un giovanissimo venditore di software che, avendo saputo cosa stavamo facendo,ci propose, letteralmente, di "non perdere tempo e soldi" a sviluppare il Pascal e il MOS quando lui poteva venderci a modico prezzo qualcosa di equivalente bell’e pronto. Si trattava del linguaggio C e dello UNIX, prodotti proprietari dell’AT&T, fino a quel momento dati in licenza agli utenti a caro prezzo (noi li stavamo installando nei computer della software factory proprio per gli sviluppi della Linea Uno), ma così noti alla comunità informatica che era già iniziata l’attività di università e piccole aziende per derivarne versioni a costi accessibili. Il "piazzista" che ci era venuto a dire che ci sbagliavamo e che avremmo dovuto valutare la sua alternativa si chiamava Bill Gates... allora un giovanotto sconosciuto che non aveva ancora trovato sul suo cammino un cliente come l’IBM."
Antonio
[1] http://www.bassanini.it/public/Berlusconi_e_Bill_Gates.pdf [2]
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