buongiorno, non azzardo di confrontarmi con Agamben o Cacciari o Gazzuolo: "noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché". credo però che in tempi di crisi i distinguo molto sottili dei professori rischiano di sostenere la crisi. (scrivo 'dei professori' essendo parte del gruppo, che conosco da dentro; e sul 'sostenere la crisi' scrivo /rischiano/: ognuno sceglie quali rischi correre e gli altri intorno decidono se quel rischio gli va oppure no) quello che so è che per qualsiasi malattia ci curiamo con dei farmaci che sono pharmaka, cioè /veleni, /etimologicamente. veleni che assumiamo /in dosi controllate/. in certe dosi curano; sotto quella dose sono inutili, sopra quella dose uccidono. anche questa malattia richiede dei pharmaka, individuali e sociali. essendo pharmaka è necessario un controllo attento delle dosi, ma la malattia non si risolve senza pharmaka cioè senza veleni assunti in dose controllata. una parte delle questioni mi pare che nascano dal fatto che come individui e società non sappiamo controllare (non sappiamo /come/ controllare) pienamente i pharmaka e le loro dosi. non sapendo, o non volendolo fare, qualcuno preferirebbe stare senza pharmaka. mi pare che qui ci sia un tipico tema 'da nexa': 1) cosa serve per gestire il Green pass senza che questo comporti intrusione al di là dello scopo dichiarato? 2) nessuno vuole ammalarsi e quindi è lecito e legittimo voler sapere se quelli con cui condivido i fiati e l'aria sono pericolosi per la mia salute. qual è un modo diverso dal Green pass per rendere possibile questo? se si ritiene pericoloso per vari motivi il metodo del Green pass, si individui un'alternativa. se/finché l'alternativa non c'è, ci teniamo il pharmakon e lo usiamo con la dovuta attenzione/cautela. se c'è poca attenzione, si definiscano le azioni necessarie per accrescere/migliorare l'attenzione/cautela, e si mettano in atto. se no buttiamo il bambino con l'acqua sporca: o, per dirla con le parole del poeta: tutti "forti / e liberi. / Come i morti" Maurizio
---------------------------------------------------------------------- Message: 1 Date: Sat, 11 Sep 2021 12:27:48 +0200 From: 380° <g380@biscuolo.net> To: nexa@server-nexa.polito.it Subject: [nexa] Green pass: discriminazione e controllo (Gattaca?) Message-ID: <875yv78l0b.fsf@xelera.eu> Content-Type: text/plain; charset="utf-8"
Buongiorno,
vi chiedo perdono in partenza per la lunghezza del mio messaggio, anche se cercherò di essere stringato al massimo, ma io vedo un pericolosissimo salto di paradigma reso possibile dalla recente crisi covid-19 nel contesto della "tecnologia del controllo".
Le posizioni molto critiche di Cacciari e Agamben sul "green pass" [1] si inscrivono perfettamente nel più ampio discorso del "capture capitalism" [2] (detto volgarmente: se vogliamo "tenere aperto" dobbiamo applicare misure /tecnologiche/ (in)adatte a /prevenire/ questa e le future pandemie), oltre che nella questione molto più profonda della "nuda vita" [3].
Un articolo molto interessante che evidenzia questa connessione (tra green pass e capture capitalism) è quello di Tommaso Gazzolo [4], docente di Filosofia del Diritto, recentemente pubblicato nel "Diario della Crisi" dell'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici:
«Green pass: discriminazione e controllo»
https://www.iisf.it/index.php/progetti/diario-della-crisi/green-pass-discrim...
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there's a blaze of light in every word it doesn't matter which you heard the holy or the broken hallelujah l. cohen, hallelujah ------------------------------------------------------------------------ Maurizio Lana - 347 7370925