Giuseppe, concordo (in vero un pò con tutti, come spesso accade in questa lista) ma la tua e-mail mi sollecita alcune considerazioni:

Tu dici, che la risposta francese è

qualcosa di meglio rispetto alle modalità di enforcement online che hanno preso piede in alcuni Paesi in cui”

A) non esiste niente di simile al modello francese, e quindi gli utenti non sono in messi in guardia o resi edotti delle conseguenze del download non autorizzato;

 

Se continuamo a vedere il file sharing come un problema di educazione alla legalità o di conoscenza dei “buoni” diritti dei detentori del copyright commettiamo un clamoroso errore: chi scarica non lo fa affatto perchè non sa che è illegale, ma per cercare contenuti che non si trovano, o se si trovano hanno costi e vincoli (non solo economici) inaccettabili. Chi condivide -o remixa e condivide- opere altrui lo fa per ragioni che grazie a Dio non sono – e non debbono essere- inficiati da vincoli commerciali che possano impedire in toto tali attività. Semmai vanno disciplinati, evitando monopoli commerciali inaccettabili.

 

B) la protezione della privacy degli utenti non è forte abbastanza...

e neppure la libertà di espressione ed il “diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico ed ai suoi benefici” tanto per rimanere in ambito UN.

Sotto l’equivoco della “data retention” si rischia una saldatura tra big brother e big business che nei servizi claud assumerà aspetti davvero orwelliani. E gli utenti saranno nelle mani di ISP lontani e incontrollabili, più inclini ovviamente a compiacere il potere di turno (Procure e Titolari) se ciò non impatterà negativamente con il loro aggio.

 

E’ vero che la scelta francese ha il pregio di esser chiara, e chiaramente avversabile.

In Italia BTJunkie.org è oscurato perchè un P.M. (e dico un P.M.e non un giudice) ha emesso un provvedimento abnorme, sbagliato tanto nel merito (confonde i traker e i server traccia con i motori di ricerca dei file .torrent) quanto nella procedura (l’ordine di inibizione ai fornitori di accesso da parte del P.M. non esiste in Italia poichè anche a voler ampliare il sequestro con l’inibizione come per thepiratebay, sempre una misura cautelare è, e dunque è il GIP a dover provvedere!), e non si può far nulla: il provvedimento è contro ignoti; BtJunkie non ha ricevuto nulla, il provvedimento, anche a trovare qualche interessato legittimato ad opporsi, non è ricorribile, se non forse in cassazione ex art 111 Cost. poichè è un provvedimento inesistente nel codice di rito!

 

Certo a fronte di obbrobri come l’inibitoria a BTJunkie, la proposta AGCOM appare liberale e garantista. ma dobbiamo compiacerci del meno peggio?

 

Ben venga La Rue...per quel che vale!

Carlo


Da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di giuseppe mazziotti
Inviato: lunedì 13 giugno 2011 19.15
A: Andrea Glorioso
Cc: nexa
Oggetto: Re: [nexa] ONU contro politiche dei 3 strikes

 

Ciao a tutti, 

 

scrivo per dire che condivido la cautela e l'esigenza di precisione di Andrea.

Visto che poi si parla di UN, bisognerebbe tenere in considerazione la posizione della WIPO sul punto, trattandosi di un'agenzia delle UN.

Recentemente, parlando con dei rappresentanti dell'industria discografica a livello globale (IFPI), dalle cui posizioni eccessive ho sempre preso le distanze nello svolgere il mio lavoro, mi sono reso conto che il sistema dei three strikes o della risposta graduale (modello francese) è effettivamente qualcosa di meglio rispetto alle modalità di enforcement online che hanno preso piede in alcuni Paesi in cui 

 

A) non esiste niente di simile al modello francese, e quindi gli utenti non sono in messi in guardia o resi edotti delle conseguenze del download non autorizzato;

 

e non impedisce lo svelamento della loro identità direttamente ad opera del ISP, su richiesta del titolare del copyright che sia in possesso degli indirizzi IP (in Paesi come questi, migliaia di utenti stanno ricevendo proposte di transazione direttamente dagli studi legali che assistono le case discografiche, e non da un'autorità amministrativa, nell'ambito di un procedimento regolamentato).

 

Con ciò non intendo dire che mi piaccia il modello francese, ma solo che c'è al momento di peggio.

 

Saluti a tutti,

Giuseppe

2011/6/13 Andrea Glorioso <andrea@digitalpolicy.it>

Odio dover fare il precisino, ma gli "endorsement" *non* sono delle
organizzazioni in oggetto, ma degli "special rapporteur" di ciascuna
organizazzione. O mi sbaglio?

Per inciso, il motivo per cui insisto su questi aspetti "formali" è che
dal punto di vista politico è IMHO strategicamente pericoloso dare
l'impressione che ci sia più supporto ad una posizione di quanto sia
nella realtà. Per mia esperienza, spesso questo si traduce nel
successivo mancato supporto da parte di *organizzazioni* che avrebbero
potuto darlo.

Ciao,

Andrea


On 6/13/2011 6:35 PM, Marco Pancini wrote:
> Ci sono stati alcuni endorsement ufficiali: OAS (Americhe), OSCE (EU)
> and ACHPR (Africa):
> http://www.osce.org/fom/78311
>
> Speriamo che altre dichiarazioni di supporto seguano a breve. Magari,
> perchè no, anche dalla Commissione Europea :-)
>
> Penso che questo testo, al di là della critica all'approccio Hadopi,
> abbia un altissimo valore morale (in particolare dovuto alla figura di
> Frank La Rue) e politico (riportando il diritto all'accesso alla Rete
> come centrale nel dibattito).
>
> On Mon, Jun 13, 2011 at 12:48 PM, Paolo Brini <paolo.brini@iridiumpg.com

> <mailto:paolo.brini@iridiumpg.com>> wrote:
>
>     __
>     Il 13/06/2011 12:08, Philippe Aigrain ha scritto:
>>     A report of the special rapporteur on freedom of expression and opinion
>>     carries a weight, whether or not it will be adopted in the Human Rights
>>     Council. He has an independent status and the ability to interact
>>     directly with UN Member States governments.
>
>     As a matter of fact, it has already caused a review of the
>     "3-strikes act" in New Zealand. Although the NZ review rejected the
>     report, stating that Internet access is not a fundamental right and
>     that cutting permanently Internet access to a citizen is legitimate
>     for a country which wants to protect "intellectual property", it
>     also made clear how arrogant and corrupt are 3-strikes supporters
>     (very clear in some newspapers headlines like "The corrupt stays
>     corrupt" in TechDirt, which is very true for New Zealand and the EU,
>     as US cables released by WikiLeaks showed).
>
>     Unfortunately, I believe that the smallest bribe in american dollars
>     or promises of future employments (remember the key Telecoms Package
>     negotiators from the Council, Levaillant and Svab, now working for
>     Vivendi Universal and AT&T) are more powerful than the greatest UN
>     report.
>
>     Ciao,
>     Paolo
>
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