Grazie Antonio!
Sarà importante ricordare sempre che la Linux Foundation è un consorzio di aziende che perseguono obbiettivi comuni, con sede a San Francisco.
Non ha fini di lucro per sé stessa, ma questo non significa affatto che sia un ente filantropico.
Semplicemente il suo ROI non viene misurato esclusivamente in termini economici.
Legittimo che queste aziende si organizzino per le future campagne di marketing e lobbying relative alla AI, l'importante è che sia chiaro a tutti cosa fanno e che scopi hanno.
Una cosa molto diversa dalla Free Software Foundation o dalla EFF.
Inoltre teniamo a mente come disporre dei sorgenti non sia assolutamente sufficiente a garantire la trasparenza degli algoritmi di AI.
È certamente condizione necessaria, ma non sufficiente.
Sono necessari anche processi di build riproducibili (per garantire la coerenza degli eseguibili ai sorgenti dichiarati), documentazione aggiornata e soprattutto tutte le informazioni necessarie a riprodurre configurazione e calibrazione della AI con precisione.
Non escludo che un legislatore accorto possa imporre l'utilizzo di eseguibili linkati staticamente alle librerie e regolamentare l'uso di linguaggi interpretati per evitare rimbalzi di responsabilità fra sistemisti e aziende produttrici.
O potrebbe essere il mercato a far ritornare in auge queste tecniche, perché nessuno vuole ritrovarsi col cerino in mano.
Infine diventa FONDAMENTALE stabilire al più presto come vadano ricondotte le responsabilità in caso di danni a terze persone (fisici o economici) derivanti dal utilizzo di questi software e di queste librerie liberamente disponibili.
Non possiamo permettere che il software libero sostituisca l'attuale opacità delle reti neutrali nella pretesa di essere sollevati dalle responsabilità legali che caratterizza alcune fra le più potenti multinazionali del consorzio.
Giacomo