Il Mar 3 Apr 2018 14:36 Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it> ha scritto:
In data martedì 3 aprile 2018 11:10:43 CEST, Giacomo Tesio ha scritto:
> Infine diventa FONDAMENTALE stabilire al più presto come vadano ricondotte
> le responsabilità in caso di danni a terze persone (fisici o economici)
> derivanti dal utilizzo di questi software e di queste librerie liberamente
> disponibili.
Non serve affannarsi a fare qualcosa di nuovo: alla luce del diritto vigente
nei diversi paesi del mondo è agevole individuare chi risponde nelle diverse
fattispecie.
Non penso sia un difetto da correggere il fatto che la soluzione (in concreto)
possa essere diversa a seconda della specifica fattispecie, del diritto
applicabile, del giudice competente in astratto e dell'orientamento del
giudice individuato in concreto.
Mi rendo conto che è complicato, ma, va bene così: sono millenni che raffiniamo
il sistema socio-tecnologico "giustizia".
m.c.

Sono assolutamente d'accordo in linea di principio.

Mi chiedo però che implicazioni pratiche abbia questo approccio.


Temo infatti che l'umanità non abbia mai fatto i conti con la complessità del software odierno (in grandissima parte evitabile, ma non comunque presente).
Parliamo di ordini e ordini di grandezza, semplicemente perché l'immaterialità del software libera i programmatori dalla stragrande maggioranza dei vincoli con cui qualsiasi altra disciplina ingegneristica fa i conti.

Ti faccio i primi due esempi che mi vengono in mente:

1) una persona muore per un baco in una libreria open source utilizzata da un veicolo autonomo
2) una persona viene discriminata per un baco dovuto ad una interazione imprevista fra una libreria di sistema e un software durante la lettura di un input: un aggiornamento del sistema operativo alla data della discriminazione avrebbe evitato la discriminazione

In entrambi i casi, il baco incriminato è un ago in un pagliaio enorme, con la massa del Monviso.

Rinunciare a  ricercarlo equivale ad incentivare l'utilizzo malevolo del informatica. 

Ma chi paga? Lo Stato? Ovvero la società attraverso le tasse?
Per questo sostenevo che dovremmo assumere la colpevolezza fino a prova contraria, caricando sulla azienda l'onere di dimostrare la correttezza dei propri prodotti.

E poi il sistemista che non ha aggiornato il sistema operativo potrebbe obiettare che il servizio di aggiornamento quel giorno non funzionava.

E lo sviluppatore della libreria open source potrebbe obiettare che lui non ha avuto alcun controllo sull'inserimento del proprio codice nel sistema di guida del veicolo autonomo.


È davvero tutto già previsto nella legislazione vigente?

Se sì ne somo felice.

Ma... anche solo la prescrizione andrebbe in contrasto con le oggettive esigenze di ricondurre esattamente le responsabilità a fronte di questa complessità...

O sbaglio?


Giacomo