What Buddhism can do for AI ethics. Buddhism teaches us to focus our energy on eliminating suffering in the world. https://www.technologyreview.com/2021/01/06/1015779/what-buddhism-can-do-ai-...
Grazie della segnalazione, "AI ethics guidelines should draw on the rich diversity of thought from the world’s many cultures to reflect a wider variety of traditions and ideas about how to approach ethical problems ... any ethical use of AI must strive to decrease pain and suffering ... harmful acts such as wielding one’s power to repress others have no place in Buddhist ethics" In un breve saggio di qualche anno fa, "L'etica hacker e lo spirito dell'età dell'informazione", Pekka Himanen metteva a confronto l'etica hacker (che riconduceva ad un'etica pre-protestante) con l'etica protestante, che, per l'autore, "... è così profondamente radicata nella nostra coscienza di oggi che spesso viene vista semplicemente come 'natura umana' ". Tornando all'articolo, ovviamente per motivi editoriali l'autore (tra l'altro professore di filosofia a Bangkok, chi meglio di lui) non si è soffermato sul significato di "sofferenza". Il 'dukkha' [1] dei buddisti, tradotto "semplicemente" in "sofferenza", in realtà copre un'intera gamma di stati psico-emotivi, da una blanda impressione che le cose non vadano esattamente nel migliore dei modi fino all'intenso dolore fisico e mentale. Antonio [1] https://it.wikipedia.org/wiki/Du%E1%B8%A5kha